Category: social software


Mentre ci si lamenta del credi crunch, mentre si straparla di ripresa, mentre ci si pavoneggia corteggiando il microcredito e figure come Yunus, una realtà, interessante che nell’ultimo anno stava funzionando alla grande e che costituiva davvero un esempio di etica economica e di innovazione sociale è stato brutalmente fermato dalla solita associazione a delinquere che è il Governo e Banca d’Italia.
Zopa.it e Boober.it i due siti di social lending che operavano in Italia sono stati fermati per raccolta abusiva di risparmio. Ma fatemi il piacere.

Si può seguire la storia sul blog si zopa

Speriamo che se la cavano.

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Il medio oriente si allarga e si infiamma. si allarga dall’Ossezia al Pakistan. Si infiamma perchè da un capo all’altro del fronte l’incendio sta assumendo forme planetarie. Le fiamme danzano e si ravvivano al soffiare del vento della geopolitica e in base ai capricciosi mantici delle “diplomazie” mondiali che alinentate dalle braci del terrorismo e dei diversi fondamentalismi Arabi o Occidentali che siano, di destra o di sinistra, conservatori o progressisti. Una incandescente linea di fuoco che passa per Iraq, Libano, Gaza, Afghanistan, Pakistan. Basta ridurre lo zoom su una google mappa per rendersi conto della situazione.
Israele Sta nel mezzo, Russia, Stati Uniti e Cina, sono continenti in Rotta di collisione. Spingono India e Iran contro Israele e azzardare sviluppi e alleanze è puro RisiKo che la storia fa presto a mandare all’aria. Quello che è certo che la crisi finanziaria e sistemica non potranno far altro che accelerare quello che ha tutta l’aria di sembrare una corsa folle verso un conflitto mondiale di proporzioni inimmaginabili.
In mezzo la gente di Gaza, di Israele, tutti i diseredati del mondo, profughi senza patria, terra e cibo. Miserabili. Punto.
I media continuano a commentare il conflitto a pezzi, con le solite categorie con un copione drammaturgico che vede il mondo diviso in buoni e cattivi, che ormai non vale nemmeno per una fiction da seconda serata. Per fortuna con un po di sforzo ci si può informare in maniera più equilibrata.
Francamente non me la sento di prendere una posizione netta ne a favore di una ne dell’altra parte. Ciò non toglie che pur non condividendo in toto la politica di Israele trovo intollerabili un paio di cose:
Trovo intollerabile come la politica di Israele venga banalizzata e si tenti di rovesciare la storia con l’uso scorretto di parole pesanti come Olocausto. L’antisemitismo no cessa mai di sopravvivere ed usarlo per sostenere una causa umanitaria come quella dei profughi di Gaza non aiuta di certo a migliorare la situazione.
Chi accusa Israele di politica colonialista credo che sia rimasto vittima di deliri ideologici. Ha forse ragione Ralph Peters su Ny post quando sostiene

What have been Israel’s “crimes?” Not “stealing Palestinian land,” but making that land productive, while exposing the incompetence and sloth of Arab culture.

Israel’s crime isn’t striking back at terror, but demonstrating, year after year, that a country in the Middle East can be governed without resort to terror. Israel’s crime hasn’t been denying Arab rights, but insisting on human rights for women and minorities.

Israel’s crime has been making democracy work where tyranny prevailed for 5,000 years. Israel’s crime has been survival against overwhelming odds, while legions of Arab nationalists, Islamist extremists and Western leftists want every Jew dead.

But Israel’s greatest crime was to expose the global cult of victimhood, to prove that hard work, fortitude and courage could overcome even history’s grimmest disaster.

Israele è la Dimostrazione che pur con tutti i suoi limiti, una democrazia è in grado di creare sviluppo in zone dove le risorse sono scarse, costruire nel deserto senza farsi schermo della popolazione mandandola al massacro.

Certo i palestinesi e Gaza in particolare sono in una condizione disumana ma Europa e USA (e relativi cittadini) farebbero meglio ad assumersi una volta tanto la responsabilità delle proprie scelte politiche e di rappresentanza. Sono 20 anni che mandiamo in parlamento persone assolutamente incapaci di prendere una posizione netta nei confronti di Hamas e di parte dell’OLP. L’assenza di pensiero critico nei confronti degli atteggiamenti ambigui e spesso criminali delle organizzazioni che hanno gestito fino ad oggi la parte araba del medio oriente aggrava solamente la situazione.

Comunque per farsi un’idea di cosa sta succedendo si può nuotare nel mare delle informazioni che i social media mettono a disposizione. Su mushable c’è un gran bel pezzo

http://mashable.com/2009/01/04/how-to-track-gaza-using-social-media/

la cosa sta funzionando alla grande. Un bel lavoretto.

Blog maestrounico.blogspot.com

Social Network maestrounico.ning.com

e gadget vari che vi prego di oispitare per un po sui vostri blog. Difendiamo la scuola pubblica. Democrazia Digitale

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Alla fine mi sono fatto coinvolgere. Amici e persone speciali ci stanno buttando l’anima e sono pur sempre un papà. Per tornare alla politica attiva la Sucola mi è sembrato la cosa migliore.

Per questo vi invito a partecipare e diffondere

http://maestrounico.blogspot.com

e ad iscrivetevi al social network maestrounico.ning.com

intanto se il 26 settembre siete a Roma venite

200809230445-1

perchè

Il Traffico

Sono appena tornato a casa dopo l’esperienza di Lecce. Tante le cose da raccontare e le persone incontrate, gli stimoli. Non un barcamp ma contenuti di spessore ed un pubblico attento e curioso. Un Grazie a Carlo Massarini, Carlo Infante e Stefano Petrucci, Marco Zamperini, Ivan Tienforti, Maria Teresa Salvati, Antonio Rollo con i quali scambiato idee e battute.

Il Workshop sul Markeitng On line e Web 2.0 cominciato bene ha preso un a piega un po polemica non appena Robin Good si è dato ad una performance delle sue monopolizzando l’attenzione dell’uditorio suonando una tromba da carica e da guerrigliero di punto vestito. Si sa è così, o lo ami o lo odi, sa fare il suo mestiere, dice cose interessanti ed è un maestro nel promuovere la sua crociata. Libertà, indipendenza e denaro fondati sulla qualità dei contenuti, specializzazione degli argomenti, passione e dosi massicce di Search Engine Optimisation e Marketing. Il sogno americano stavolta in salsa salentina. D’altronde eravamo o no su un RING?
Il buon Robin se l’è presa con i “guru” della comunicazione ed i professori che parlano difficile ed inseguono le parole auliche o i neologismi alla moda, tra i quali pare ci fosse anche il sottoscritto e Carlo Infante. Nulla di male, Robin ha continuato da solo, scelto dal pubblico affascinato dal personaggio che e noi lo abbiamo lasciato in buone mani.

Sono d’accordo con Robin, la comunicazione va semplificata, anche tra gli addetti ai lavori che oltre al problema di capire hanno il problema di tradurle in proposte utili a clienti e aziende che vogliono investire in un nuovo modello di comunicazione. Meno d’accordo sulla crociata contro l’approfondimento ed il cercare di comprendere i fenomeni. In qualche modo questo significa fare cultura e apprendere parole nuove, anche astratte come “metaverso”, da dove vengo io, con grande umiltà, era un valore. Si fanno un po accademia, e tra i relatori non a caso c’era un professore universitario, ma l’atteggiamente di sufficienza verso qualsiasi espressione culturale non mi sembra una buona cosa. A parlar aulico si complicano cose magari semplici ma a semplificarle troppo si rischia di non comprenderle a fondo. Il risultato, alla fine è lo stesso. Un trucco.

Personalmente, non ero andato con nessuna delle due intenzioni ma semplicemente con qualche appunto e l’obiettivo di identificare qualche parola chiave (tra le tante buzzword che popolano il web 2.0) per portare qualche esempio pratico; sia di come lavoro quotidianamente, usando flock, twitter, wiki e blog; sia portando qualche esempio interessante di modi intelligenti di fare marketing.

E da qui parto con qualche nota su styleobserver.com un blog attraverso il quale Jean Vouté Pratt, una stilista al di fuori del circuito dei maistram media promuove la sua attività.

the style observer

* is about taking pieces from the runway and making them work in the real world.
* is about sensing where fashion trends are headed.
* is about helping you find your own personal style … that’s current.
* is 80% content. 20% ads. not the other way around.

the style observer

* is not about creating a community of fashion victims.
* is not about pushing unrealistic fashion concepts.
* is not about over spending.

L’obbiettivo del blog è chiaro. Aggiungeteci una dose di Twitter e Facebook ed infine un bel account su Polivore.

E qui veniamo al dunque: Analisi nuda e cruda e un po bastarda di polyvore

Polyvore è un social network geniale: un’applicazione che permette di prendere mescolare e sovrapporre immagini dal web per creare collezioni o interior design. (il massimo per i product manager).

Qualche numero:

  • 1.4 million unique visitors per month
  • 60 million monthly page views
  • 300,000 registered users 10 minutes average session time on site
  • 22 pageviews average per visit
  • 2.2 million sets created
  • 2.3 million products

L’idea è di Mr Pasha Sadri ex-Yahoo’er (he created Yahoo Pipes) non il primo arrivato e funziona alla grande.

Ora cosa ha fatto il genio del marketing?:

ha preso le fashion victims, gli ha dato in mano gli strumenti per sfogare la propria creatività; sognare di entrare nel mondo del fashion sguinzagliandoli alla ricerca delle risoprse sul web (chi vende) e creando un mega spot, scatenando il passa parola e inducendo a spendere, spendere, spendere.

una cosa che Maria de Filippi fa usando la Televisione.

domanda:

come guadagna polyvore ?
secondo voi?

dalle fee dei vari fornitori di moda.

Di fatto ha creato un nuovo canale distristibuzione e comunicazione allo stesso tempo, che si auto – regola sui gusti degli utenti, a costo praticamente zero e con a disposzione un database per analizzare tendenze e desideri del mercato, il tutto senza che gli utenti guadagnino un cent. Presto l’evoluzione porterà ad allargare la revenue sharing anche agli utenti, non appena si creranno cloni di polyvore, il passo successivo? chissà, magari far creare prodotti agli utenti (stile editoria con i libri (lulu.com, IlMiolibro de l’espresso on line, ma qui logistica e industria devono fare la loro, vedi modello DELL).

creatività degli utenti distribuita, potenza del network effect per la comunicazione, logistica ottimizzata e processi industriali fantasmagorici. qualità qualità e qualità.

mantra per il marketing manager e il product manager:
FAI CHE IL TUO TARGET SI COLPISCA DA SOLO

Analisi seria e un po politica. Visto che di modelli sostenibili si parlava al RING

immaginate il nordest come potrebbe copmpetere o anche il salernitano, che invece di stare sotto la legge di gomorra potrebbe produrre per milgiai di stilisti sparsi per il mondo ciascuno con il suo target. tutto legale e trasparente.

ci vorrebbero:

più coraggio nell’assumersi rischi, meno speculazione finanziaria, più economia reale (e il web 2.0 è molto più reale dei derivati) ed una classe politica migliore e più lungimirante: sempre che non sia tardi.

Technorati Tags: , , ,

Il RING oltre ad essere organizzato in maniera egregia si sta dimostrando un evento dai contenuti non indifferent e figlio di una visione strategica e comunicativa.
Ricevo l’invito in quanto relatore a contribuire al blog sl quale verrò raccolto il dibattito e che si dimostra un utile strumento di lavoro per gli stessi relatori. un uso intelligente del mezzo.

Voi l’interesse delle tematiche, il loro ampio respiro, vuoi che uno si trova a cominciare in “media re”, io l’ho buttata là http://www.nextmediterranean.org/dietro-le-quinte-del-social-networking-una-conversazione/ e non nascondo che ci sto prendendo gusto, quasi come se scrivessi su un blog mio.

17 Settembre al chiostro san domenico

Via San Pietro in Lama, 23

73100 LECCE

alle

16.30-18.30

WEB MARKETING

Le strategie relazionali della rete:

social networking, web 2.0 e user generated content

Relatori:

Fabio Masetti – Esperto Enterprise Web 2.0

Maria Teresa Salvati – Strategic Planner WPP Londra

Robin Good Esperto Cross-Media

Conduce:

Carlo Infante– Libero docente Performing Media

SALA: 3

Workshop con ingresso libero

Necessaria preiscrizione

Numero partecipanti limitato

insieme a Carlo Infante e Robin Good cercheremo di mettere in luce gli aspetti più importanti del cambiamento che la rete sta portando e porterà alle imprese sia sotto il profilo organizzativo che della comunicazione.

il workshop che condurrò ha il seguente titolo:

Workshop: le imprese nella rete degli utenti

Comunicazione e strategia ai tempo del web 2.0. Come si diventa una Enterprise 2.0

I temi del workshop saranno i seguenti:

Per ovvie ragioni sarà una carrellata a tutto tondo di temi che richiederebbero molto più tempo ma vedremo durante la sessione quali saranno i temi sui quali è meglio approfondire e dialogare con i partecipanti, raccogliendo magari anche le loro esperienze.

  • Comprendere le parole chiave della rete.

una panoramica per districarsi tra le le parole e i neologismi come web 2.o che popolano la rete e sono necessarie a comprendere di cosa stiamo parlando

  • Quali Strumenti Utilizzare.

una panoramica tra le piattaforme disponibili per entrare nel web 2.0

  • Come utilizzarli.

ovvero che competenze, oltre a quelle tecniche bisogna avere per gestire una conversazione globale.

  • Guardare chi lo sta facendo.

chi non ha mai copiato a scuola. diamo un’occhiata a chi è opiù bravo ad usare il web per comunicare e fare business. (nikeplus e polivoke ad esempio)

  • Focus:come cambiano i conteunti ed i linguaggi.

rapidi e continui rilasci di pezzi di informazione, il lifestream, lo storytelling, più messaggi in meno parole, questa la tendenza sulla rete

  • Focus Intranet.

i wiki per l’intranet aziendale. i dipendenti diventano autori, classificatori, editor e ricercatori di informazioni  e non lettori, punto.

  • Focus: nuove logiche di marketing strategico ed operativo.

come cambia la logica, l’ispirazione, l’operatività ed il messaggio del marketing nell’era di internet.

  • Qualche numero

tanto per avere una vista dall’alto del fenomeno.

Technorati Tag: ,,

Sono stato invitato (come seconda linea) anche io al D Day con Al Gore al Teatro Ambra Jovinelli, l’8maggio a Roma. Non sapevo dell’evento e la cosa mi ha fatto un enorme piacere.Ho scoperto solo dopo del puntuale putiferio esploso tra i giacobini e i realisti della rete. Siamo alle solite e come al solito non capisco.Premesso che andrò all’incontro per le seguenti ragioni:

1) sono davvero curioso di vedere a magari fare qualche domanda a Mr Al Gore che, bene o male, stimo e no ho è l’ultimo arrivo.

2) sono convinto che Current TV con i limiti di ogni cosa umana sia una cosa buona

sparo li le mie due riflessioni sulla polemica.

La sporca 30ina, ovvero la lista degli eletti a porre domande e con il gravoso compito di fare buzz in rete sono, a torto o a ragione, coloro che della blogosfera italiana sono riusciti a farne un prodotto “editoriale”.

Alzi la mano, tra i giacobini, colui che non li ha feeddati ed ogni tanto non va a sbirciare quello che scrivono o chi linkano.

Se è vero, come è vero, che internet non si può declinare ne misurare con le logiche dei media mainstream allora ogni sensazione di esclusione, ostracismo, discriminazione non ha senso di esistere. Ci credete o no a questa coda lunga? Io comincio a dubitarne.

Meno, dubito degli effetti della coda stessa.

Conti, Debaggis, Beggi, D’Ottavi, Mattina, Mantellini, De Biase, Giovy e via discorrendo (con il massimo rispetto ed accresciuta stima) non è che siano esattamente De Bortoli, Riotta, Mauro, Mieli, Ferrara, Vespa, Rossella e compagnia bella. Il fatto che siano stati loro ad essere invitati per me la dice lunga sulla “novità” dell’evento. Al Gore nel bene o nel male è un ex presidente degli Stati Uniti D’America ed il fatto che tra le seconde linee ci sia finito anch’io, forse per sbaglio, magari nella mente di qualcuno per fare solo presenza, a me dice qualcosa. Qualcosa è cambiato.

Percepire il contrario mi da l’idea della perdita del senso della misura. Fino a non più di 10 anni fa, una cosa del genere non sarebbe stata presa sul serio nemmeno in un romanzo di Asimov.

E qui veniamo a Current Tv. Un colosso, super finanziato, tutto quello che volete ma Current TV è forse uno dei migliori esempi di come la rete stia cambiando il modo di produzione e di fruizione dei media. Ci si può sperticare in tecnicismi e dietrologie ma a poco vale. Gore ha finanziato un canale che qualcosa di uovo in rete lo ha portato. O no ? IPTV, WEB TV, BLOG TV, grassroot TV, Citizen Journalism, Meglio Joost o N3TV, non lo so, ma per me non è importante. Importante è l’evoluzione non la sua forma temporanea. Gli scienziati della comunicazione avranno tempo per studiare. Current TV italia? Alleluja. Forse ai critici aspiranti blogstar e fieri sostenitori della libertà di stampa e di parola sfugge il panorama editoriale di questo paese.

Nei prossimi giorni si insedierà al governo italiano un Tycoon di fatto proprietario di 6 canali televisivi e di un gruppo editoriale di tutto rispetto. Qualche problema di pluralismo lo abbiamo o no? Forse ai più è Sfuggito che a dirigere Current TV Italy è Tommaso Tessarolo. Ora, Tessarolo non lo conosco personalmente e non conosco a fondo il suo curriculum ma se è vero quello pubblico disponibile in rete sono evidenti un paio di cose:

1) non che nella sua vita professinale abbia fatto solo un blog. Mentre studiava la TV e le sue mutazioni internettiane s’è inventato pure un paio di aziendine. Se avessi raggiunto metà dei suoi obbiettivi probabilemnte il sottoscritto manco ce lìavrebbe un blog (scherzo)

2) non mi sembra che abbia vinto la lotteria della grassroot television perchè appartenente a qualche area politica particolare. Se così qualcuno mi smentisca.

Facciamo un esempio all’italiana. Nessuno TV, nata dalla volontà di Giancarlo Santalmassi, passata per le mani di Bruno Pellegrini, che hanno triturato, aveva dei numeri, non quelli di current tv ma dei numeri per diventare una grassroot TV ed invece è diventata il sito vetrina dell’omonimo canale satellitare, presto televisione di partito dei DS (oooops scusate PD) con alla direzione Claudio Caprara, il cui curriculum non mi risulta essere esattamente “specialistico” (ho provato a verificare in rete ma non ci sono tracce del passato professionale del direttore e non ho il suo cellulare, quindi attendo smentita) . (a proprosito invito tutti a linkare il suo profilo LinkedIn, ne ha bisogno).

Lo so mettere una persona competente al posto giusto suona stano in Italia, ci deve essere un complotto, Tessarolo e la sporca 30ina sono asserviti al potere Statunitense e soprattutto non tengono in giusta considerazione il popolo della rete. Sono venduti, antidemocratici perché non danno voce a chi la rete la fa davvero e la usa dalla mattina alla sera.

Mi sembra che se da un lato i realisti della blogosfera peccano talvolta di autoreferrenzialità, i giacobini non sappiano guardare al di la del proprio naso mentre si osservano l’ombelico.

Fanno markette, dice, questi blogger fanno markette. A parte il fatto che per presenziare all’ eventone non ricevo denaro ne altri mi risulta quello che mi importa sottolineare è un’altra cosa. I blog sono media, ne più ne meno di altre forme “tradizionali”, la responsabilità di quello che scrivo e che pubblico e quindi se volgio fare markette che volete che sia?.

Anzi mi metto al passo con la televisione illuminata e copio Chiambretti. LE markette le faccio, lo dichiaro ma a chi voglio io e pensate un po gratis. Che puttaniere senza scrupoli.

Un Ultima parola per Montemagno. E’ un media man e che volete che faccia. Il media man e bene. Umanamente lo comprendo ed apprezzo anche la trasparenza. Mettetevi nei suoi panni, immaginate di venire contattati per organizzare un evento con Al Gore e pensate a cosa avreste fatto in poco tempo. Ha risolto il problema, ha raccontato tutto con il massimo della trasparenza, a aperto nei limiti del possibile. Che volete? Bravo

Chiudiamo con un grazie ad Alesso Jacona.

Posto che Carola Eppik, la ideatrice di un software pr la protezione dei bambini su internet ha ragione da vendere, colpisce la strategia che ha usato per lanciare il prodotto. La Eppik è finita sui giornali di mezzo mondo perchè minacciata di azione legale da Microsoft per aver usato l’acronimo MSN nel nome del suo prodotto. Lei si è beccata un bel po di buzz ha fatto marcia indietro e lo ha chimato Benzoy; ha mantenuto il look and feel alla msn per il sito e probabilemnte si sta godendo la crescita esponenziale delle revenues.

Il claim è un po maternalistico e punta al terrorismo mediatico cosa che dal mio punto di vista aggrava la sua posizione

Siamo fieri di presentare il nostro nuovo software, nato dall’idea di una madre preoccupata, Carola Eppink e creato da imprenditori sensibili e da programmatori pieni di talento.

Ma sono si curo che in italia Benzoy finirà su un sacco di desktop.

Bisognerebbe spiegare alle mamme italiane che imparando ad usare meglio firefox o flock di benzoy forse non c’è tutto questo bisogno.

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img_2335 Raccolgo l’appello dal blog di beppe grillo – aiutiamo Fabullo e diffondo. Ho aperto anche un gruppo Helping Fabullo su Facebook su Facebook. Fate del Vostro Meglio. Doante e diffondete. Dal momento della pubblicazione sul blog di Grillo le visite al sito di Fabullo sono shizzate in alto e così il contatore delle donazioni. Bisogna Fermarsi a 120.000 ma qualcosa in più non guasta per permettere alla famiglia di stare vicino al piccolo negli Sates. Forza Fabullo

 

Fabullo è un bambino di Orio Canavese di tre anni. E’ nato con una grave malattia cardiaca. Per tenerlo in vita sono stati necessari due interventi chirurgici. Dopo il secondo ha avuto un’ischemia cerebrale. Era ridotto a un vegetale. Da allora sono passati 16 mesi. Adesso, nonostante la tetraparesi spastica, può interagire e muovere il capo. Non riesce però a fare nessuno spostamento, muovere il tronco, stare seduto o girarsi nel letto.
Fabullo, con delle cure adeguate, potrebbe forse ritornare normale, ma le cure costano. I soldi fanno la differenza per la felicità di un bimbo e della sua famiglia. Fabullo è stato visitato dal dott. Bifulco del Therapies4kids (Florida) che ha dato alla famiglia delle speranze. Il costo per un primo ciclo di tre mesi è di 120.000 dollari. Per farlo dovrebbe partire con la mamma il 17 ottobre.
Aiutiamo Fabullo con un versamento:
Clicca per leggere i dettagli per il versamento e il totale raccolto.