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Beppe Grillo era un comico. La comunicazione in questo paese lo ha trasformato in un reporter, la politica in un rivoluzionario, google il una parola chiave.
Andando in giro per blog, trovo http://www.quibioblog.net/. Mi cade l’occhio su una colonnina di AdSense dove in testa campeggia il link Beppe Grillo Blog e sotto

Che Grillo abbiamo bisongno del keyewords advertising per pubbliczzarli suona strano. Infatti sotto troviamo:
“arricchisci il tuo blog con video e fodo. entran nel mondo di life…”

Pubblicità al portale web 2.0 di DADA che recentemente sembra aver deciso di puntare sul social networking e blogging . (L’altro giorno notavo l’onnipresenza di banner per un nuovo servizio dedicato alla ricerca dell’anima gemella. )

Chissà cosa ne pensa il Beppe.

La cosa non fa un gran bene ne al kw advertising ne è molto utile agli inserzionisti. se arrivo sul tuo sito perchè ingannato, specie se sono un lettore di Grillo, puoi offrirmi la luna che ti bandisco dal web.

blocco l’ip, giuro.

nb. deepest sender si rivela sempre più un grandissimo pezzo di sofware. ha anceh una funzione di recovery in caso di crash o chiusura accidentale della finestra. troppo.

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Come inizio non c’è male.

Scusate abbiamo fatto male i calcoli. Servono più server

L’anti google maps francese è andato giù ancor prima di cominciare. Sarà che a noi europei manca forse la pignoleria manicale e l’amore per la cura del particolare, tanto necesaria per portare a termine qualsiasi progetto fatto sta che la figura l’abbiamo rimendiata. Coounque quel che è giusto è giusto, i francesi almeno ci stanno provando a contrastare lo strapotere USA sul WEB, noi italiani non mi pare brilliamo per iniziativa. e dire che google l’ha inventato un italiano M, Massimo Marchiori, l’mp3 pure, Leonardo Chiariglione. La testa c’è, manca solo tutto il resto.

non ci resta che sperare in Soru e la Sardegna che non più tardi di qualche settimana fa, sul supplemento di Bloomberg Fiananza mi pare, buttava là la notizia che la regione nuragica sta lavorando ad un motore di ricerca che è meglio di google. Speriamo faccia la fine di Firefox contro Explorer, hai visto mai.

Leggo su Mlist il quesito di D’Angiò, produttore di cravatte che chiede lumi su come ottimizzare il sito per aumentare i visitatori. Non resito e scrivo di getto. L’idea di portare traffico e fare marketing per un produttore di cravatte di alta qualità mi solletica.

Queste le prime idee a caldo. Il dubbio di fondo è: sito o blog?

Non cosa ne pensi la moderatrice ma l’idea di lanciare in un covo di professinisti del web marketing la “sfida” di aumentare il traffico verso un sito che parla di cravatte, dedicate ad un mercato di nicchia, dimostra che dietro all’idea imprenditoriale “la stoffa” c’è.

Carissimo D’Angiò, premesso che non conosco approfonditamente il mercato della moda maschile ed in particolare degli accessori e che qualsiasi operazione di marketing (web compreso) dovrebbe poggiare su una seria analisi del mercato, provo a lanciare qualche idea per migliorare le prestazioni del sito:

1) se vogliamo scalare I motiri di ricerca le keywords non bastano. Bisogna produrre contenuti ed un sito ottimizzato su determinate parole chiave, consci del fatto che l’operazione è di medio e lungo periodo. I motori ed in particolare google tiene conto di fattori legati al tempo, alla longevità del sito e alla sua popolarità in termini di link a siti dello stesso settore.

2) Bisogna innanzitutto abbandonare la tecnologia flash, utile per produrre contenuti particolari ma non per il sito nel suo complesso. Imperativo è abbandonare la musica, vieppiù se rinascimantale. Il web non è la televisione, per foruna.

Mi spiego con un esempio.

Immaginiamo il sig Rossi, single impiegato in una azienda che decide di cambiare il proprio stile. Vuoel far colpo sulla segrataria dell’ufficio di fronte. Decide di comprare una cravatta al top. Digita su google la parola “cravatte” e dato che D’Angiò ha investito nell’ottimizzazione del sito trova in testa ai risultati www.dangio.net. E’ in ufficio. Clicca e parte la muisica, proprio mentre il suo capo entra nell’ufficio per presentarlgi un cliente importante. (peggio se lavora in un open space). La musica accompagna le presentazioni. Imbarazzo e rapida chiusura del sito. Abbiamo perso un visitatore.

Per non considerare che un sito con music ace l’ha pure Marinella. Il fatto che Marinella sappai fare le cravatte dal 1914 non significa che sappia fare I siti internet. Differenziarsi nell’immagine mi sembra una strategia che paga.

3) Più che comunicare l’oggetto cravatta, prodotto maturo e, standard, almeno nella sua forma, valorizzerei i suoi elementi costitutivi. La seta jacquard, la manifattura aritigianale, la ricerca storica, la ricerrca del colore, il disegno, l’ispirazione che l’ha generata. mettendo in relazione tutti questi elementi con tratti di una personalità tipo, che poi sarebbe il cliente. Stilizzerei oltre al prodotto anche la persona che la dovrà indossare. D’altronde di uno stilista sitamo parlando. E lo stilista stilizza per definizione. L’operazione non è banale e implica una approfondita ricerca sul linguaggio da usare.

4) A questo punto la domanda da un milione di dollari. Per raggiungere questi obiettivi il sito è lo strumento migliore. O è meglio un blog?

Il blog a mio modo di vedere è la soluzione migliore.

E’ search engine, friendly, (si risparmia sui costi del redesign del sito e relative ottimizzazione per I motori di ricerca)

è facile da gestire e molto usabile,

è PERSONALE e per un’azienda che punta su un marchio che è un cognome mi sembra uno strumento naturale.

Permette di sperimentare diversi registri di comunicazione e di avviare una “conversazione” con il proprio mercato di riferimento.

Permette di raccolgiere in maniera semplice molte informazioni sui propri clienti e sui loro gusti.

Può diventare un vero e proprio prodotto editoriale attorno al quale sviluppare e promuovere la cultura della cravatta, facilemte integrabile con strumenti multimediali, come podcast, video etcc. Esistono interessanti blog sul vino, sul caffè, sulgi orologi ma non sulla caravatta. Ecco alcuni esempi pescati a caso dalla rete

http://www.tigulliovino.it/blog/index.html

http://www.aristide.biz/

http://www.aristide.biz/

http://www.ilblogdegliorologi.com/page/2/

http://blog.foodrinks.it/

I blog sono molto letti negli stati uniti che impazziscono per l’italian style

Sareste I primi. Socmmetto che Marinella vi seguirà entro un anno aprendo un blog entro un anno.

5)Da ultimo ma siamo fuori dal web marketing cravatta e vestito sono come zucchero e caffè. Una buona strategia di co. branding con qualche firma della moda maschile non gusterebbe

Certo il budget da dedicare ai punti 1-5 è seicuremante più accessiibile rispetto al punto 6)

Technorati : , , , , ,

Life in the Google Plex

Quando si dice che c’è una certa differenza tra l’organizzazione azinedale in Italia e le aziende che fanno innovaizone in altri paesi si intende questo:

http://www.time.com/time/photoessays/2006/inside_google/1.html

Technorati : , , ,

Provate per curiosità a digitare la parola fallimento su google.it e schiacciate a piacere il bottone "cerca con google" o"mi sento fortunato".

che il motore di ricerca più famoso al mondo fosse accurato lo si sapeva, anche se qualcuno sostiene che negli utlimi tempi perde colpi ma che addirittura conoscesse la verità non me lo aspettavo. Si vede che il governo la terza "i" di informatica non l'ha promossa abbastanza

La prima pagina che appare in risposta è la Biografia del Presidente del Consiglio, sorridente nella foto.

Che la comunicazione politica passi sempre di più attraverso interne era assodato, questa è l'ulteriore conferma.

complimenti a chi è riuscito a combinare lo scherzo.

Professionisti del search engine markeitng sotto con le ipotesi per svelare il trucco.

 Aggiornamento:

 L'arcano svelato qui, grazia a tòblog. In un post del 2004 addirittura, Vittorio Bertola, psiega come funziona il raggiro ai danni del Page Rank.