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Atenei in rivolta il numero del legal team 06491563 in caso di necessità! importante!


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E’ un’idea semplice ed in quanto tale geniale. E’ un flashmob e aderisco felice perchè senza leggere non so stare. gli ospiti del Gentes il 26 marzo riceveranno in regalo un libro. buona lettura.
Il 26 marzo 2010, nelle migliori stradi, sui migliori treni, nei migliori B&B 🙂

qui il gruppo su facebook
qui il sito dell’ideatore promotore Alberto Schiariti

Il 20 Novembre ci sarà alla Sapienza un’assemblea. Obbiettivo fare il punto della situazione per difendersi dalla riforma Gelmini. Ci saranno i ragazzi del movimento dell’Onda e anche la Flc-CGIL. Mi sembra una cosa buona. Un segnale.

La Gelmini, ministro sponsor della riforma, divulga il suo lavoro puntando su efficienza e meritocrazia che sono nei fatti, gli elementi che mancano da anni e la cui mancanza ha ridotto in stato comatoso non solo l’Università  ma l’intero paese.

Mi piacerebbe però che a garantirli questi elementi non fosse un governo ma più semplicemente la popolazione , mi piacerebbe che ad una riforma ci si arrivasse per partecipazione popolare e di tutte le componenti che l’Università la rendono concreta. Studenti, Personale Tecnico Amministrativo, Ricercatori e Docenti.

Per questo, se ne avrò la possibilità parteciperò, all’assemblea con questo intervento. L’obbiettivo? Oltre che a rivendicare una Università Pubblica, la vorrei anche più Democratica. Rifarmare gli Statuti delle Università Italiane abolendo il voto ponderato per l’elezione del Rettore. 1 testa 1 voto.

Ecco il testo dell’Intervento. Mi piacerebbe che chi legge questo blog lasciasse la sua opinione.

***

L’università è pubblica. L’università è un bene pubblico perchè la conoscenza, il diritto allo studio, il suo patrimonio immobiliare sono un bene pubblico e devono restare un bene comune.

Siamo alla Sapienza di Roma, l’Ateneo più grande d’Europa. La Sapienza è un bene comune, la Sapienza E’ un comune.

 

Un comune dove circa 20.000 persone, tra docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo vive e lavora e dove la maggioranza dei suoi abitanti, oltre 140.000 studenti, 140.000, devono abitare un periodo che va tra i 3 ed i 5 anni per porre le basi del loro futuro e del futuro di questo paese.

 

Oggi, L’Università non è loro. Oggi nelle Università la maggioranza silenziosa, ridotta al silenzio da anni di politiche miopi, semplicemente non è rappresentata. Ed è dal tema della rappresentanza che vorrei ripartire per portare il piano della lotta contro l’Ultima delle Riforme ad un livello pratico, mi verrebbe da dire tattico.

 

Il disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri tra le altre potenti cannonate che indirizza alla Cittadella dell’Università Pubblica, ne riserva una alla rappresentanza.

Conferisce al Rettore potere di Nomina dei Membri del Consiglio di amministrazione demolendone il carattere elettivo e aprendolo per il 40% dei suoi componenti a componenti private rappresentati interessi privati.

 

L’Ultima delle Riforme Elimina quindi la rappresentanza di qualsiasi componente vitale dell’Università nell’organo che dovrebbe decidere del suo futuro amministrativo, in un’epoca dove a causa del debito pubblico e della crisi finanziaria non gestita dalla politica, non c’è futuro amministrativo se non il commissariamento se non addirittura il fallimento.

 

Il Rischio di Vedere gli Atenei finire come  l’Alitalia non è fantapolitica ma una seria prospettiva, numeri alla mano.

 

Il potere che si concentra nelle mani di Una figura Istituzionale, Il Rettore e nel gruppo dei Grandi Elettori è enorme.

 

Chi si pone la domanda sul perchè di fronte ad un taglio senza precedenti delle risorse finanziarie, del Fondo per il Finanziamento Ordinario che decreta la morte amministrativa delle Università , chi detiene le redini del Governo di questo Bene Comune, non sia andato oltre, la semplice denuncia, la richiesta di modificare inutili meccanismi di ranking e alla minaccia del commissariamento (che sarebbe a dire una riforma anticipata) ha ora, una risposta semplice. Banale.

 

La riforma gli consegna un potere che non ha mai avuto fino ad oggi.

 

Se si fa una veloce panoramica degli statuti di tutti gli Atenei Italiani e si analizzano i meccanismi di elezione del Rettore si scopre come tutti siano fondati su un sistema di voto ponderato che assegna a diverse fasce di elettorato attivo un diverso peso. Il personale tecnico amministrativo e gli studenti in media sono rappresentati per un decimo della sua consistenza.

 

L’Elezione del Magnifico Rettore è affaire di un ristretto comitato di Grandi Elettori il cui voto è ben più utile ed importante da conquistare.

 

Chi si pone ancora la domanda del come sia possibile che gli interessi della maggioranza non siano rappresentati e perchè l’affluenza alle urne sia sempre bassa, trova in questo meccanismo un’altra  semplice risposta.

 

Immaginate, ora, un movimento che si batta per modificare gli Statuto delle Università e introdurre un meccanismo elettorale in voga dal 1789: 1 testa 1 voto. Un elementare principio alla base della democrazie.

 

Qui alla Sapienza ad esempio Le campagne elettorali per l’elezione del rettore diventerebbero in tutto e per tutto simili a quelle delle elezioni del Sindaco di un comune con più di 100.000 abitanti.

I programmi dei candidati dovrebbero conquistare il consenso di un elettorato attivo tanto vasto quanto vasto è il potere discrezionale di cui sono investiti gli attuali organi di Governo delle Università con L’Ultima Riforma.

 

E’ l’ultima occasione signori, di avere la parola per difendersi. L’Ultima delle riforme, questo governo ha i numeri per farla diventare legge ed una volta che è legge, nessuna componente che non appartenga alla cerchia dei Grandi Elettori avrà più nessun tipo di rappresentanza.

 

Per difendere il diritto allo studio, combattere il precariato, salvare l’Università dal saccheggio dei privati è necessario aumentare il tasso di democrazia del suo governo.

E’ necessario dare voce a coloro che sono l’Università. A coloro tra Studenti, Ricercatori, Personale Tecnico Amministrativo e Docenti che sentono la responsabilità di Garantire a questo Paese un futuro democratico ed un sapere che si Libero e di Tutti.

 

E’ per questo che chiedo al personale tecnico amministrativo, a cui appartengo, a tutti i livelli, dall’impiegato al dirigente.

 

Chiedo di aprire gli occhi. I tempi sono stretti. Il rischio, colleghi  quello di non ritrovare il proprio posto di lavoro e di andare ad aumentare la massa del precariato.

 

Vi chiedo; Assumiamoci le nostre responsabilità. Chi deve e può lottare Se non noi ? Noi  tra i 40 e 60 anni, che ancora la forza la abbiamo, che ancora tutele e diritti acquisiti li abbiamo. Dal posto di lavoro ancora non ci possono cacciare; ancora. Difendiamolo!. Abbiamo un imperativo morale. Non possiamo delegare oltre la difesa del bene pubblico ai pochi, ricercatori e studenti, che coraggiosamente,  hanno il coraggio di rischiare tutto pur trovandosi nella posizione più debole e precaria. Non possiamo delegare la difesa del futuro a coloro, i ragazzi, i nostri figli, che hanno tutto da perdere. Non possiamo permetterci che venga presento loro il conto salatissimo ed insostenibile del nostro debito pubblico.

 

Chiedo alle rappresentanze sindacali, di ampliare il respiro della lotta in difesa dei diritti. Andare oltre la difesa del trattamento accessorio, degli scatti di anzianità, delle progressioni verticali. Che cos’è il trattamento accessorio? Cosa sono le progressioni verticali? Io, vi assicuro non lo so. So solo che sono briciole, elemosina. che rischia addirittura per passare come un privilegio concesso ai Fannulloni. Io so solo che se passa l’Ultima delle Riforme, non ci sarà alcun posto nel quale farsi trattare in maniera accessoria ne progrediremo verticalmente in nessun luogo. 

 

E’ Ora di  allargare l’orizzonte, di allungare il respiro, di uscire dall’angolo. C’è una enorme massa di gente che aspetta solo un segno concreto e tangibile della speranza. Dateglielo.

 

Chiedo, per finire, ai docenti, di assumersi la responsabilità di partecipare al futuro di questo paese con un segno concreto e di appoggiare non con dichiarazioni ma con atti concreti, la modifica degli statuti in senso democratico e di lottare con tutte le loro forze contro L’Ultima delle Riforme. E’ un gesto di grande coraggio ma dovuto. Se siamo a questo punto è anche vostra la responsabilità.

 

Chiedo a tutti, Personale tecnico amministrativo, rappresentanze sindacali, Docenti di non avere più paura. Un futuro è possibile, la partecipazione democratica è possibile, la solidarietà e la cooperazione sociale è e deve essere possibile. L’approvazione dell’Ultima delle Riforme è uno spartiacque. Ora o mai più.

 

Dobbiamo lottare per Una Università Pubblica, Libera, Rappresentativa e Democaratica.

 

Non solo la Riforma non deve passare ma se Riforma deve essere deve cambiare gli equilibri di potere che ne hanno compromesso la sopravvivenza.

 

Modifichiamo gli Statuti. Riprendiamoci ciò che è nostro.

 

 

 

Marco Tullio Dentale e Serana Damiani, giocano con le parole, con il teatro e con la musica e con la pittura. Lo fanno per professione e lo fanno per piacere, insieme ad altri curiosi, amanti della parola scritta, recitata, cantata, pennellata.  Lo fanno un paio di martedì ogni mese nella loro libreria Gabi International, in via Gabi 30 a Roma, vicino a Piazza Re di Roma.

Li ho conosciuti per caso, inviando un po di poesiè per AAA autori e Attori cercasi e, martedì 27 ottobre mi sono divertito un mondo. Serena, è un’attrice divertentissima, raccoglie insieme a Marco i testi et voilà li mettono in scena con Marco alle percussioni ed un amico al basso acustico.

Lo spettacolo è a contributo libero ma libero è anche lo spirito che li anima e libero è il pensiero che scorazza, tirato di quà e di là dalle parole di tanti autori spettatori che si ritrovano per una serata tra i libri.

Tra i libri tocchi con mano quello che quotidianamente, se ami le parole, ti ripeti. Sfumato è il confine tra le arti, il teatro, la letteratura, la musica e la pittura, creativo è il gioco di combinarle insieme, seguendo il senso dei testi che stanno nascosti  nelle penne della gente.

L’arte, può abitare ovunque se le si da spazio ed in fondo non ne serve molto.  A volte basta un’occasione, un pretesto.  Marco e serena sono maieutici.

Quindi se volete un pretesto, o semplicemente passare una serata serena, venite martedì 10 alle ore 21 a far scorta di parole ed emozioni.

Hano contribuito alla serata con le loro parole, oltre al sottoscritto:

Namì, Chiara Marena, Maddalena Liani -prima le donne- Fabio Baldassarri, Enzo Roma, Massimiliano Finelli, Alberto Santangeli, Sergio Teatini

Un saluto a tutti e a martedì prossimo

E’ con questa domanda che Alberto dice la sua sull’organizzazione del RomeCamp.
La polemica nata a Torino ha messo in guardia tutti e forse incautamente, ho inserito in una pagina chiamata “sponsor e volontari” dua aziende con le quali collaboro. T6 e GridLab. Effettivamente mi stanno dando attivamente una mano nell’organizzazione e nel raccogliere idee e materiali per gli interventi.
T6 parteciperà al RomeCamp con un intervento sugli ecosistemi digitali. Un concetto ancora poco noto ma sul quale la comunità Europea ha investito ed inverstirà milioni di Euro nel prossimo programma quadro: il 7°. Loro gestiscono il cluster dei progetti finanziati in questo filone di ricerca europea ed insieme stiamo cercando di reaccordare i risultati delle ricerche con il mondo del web 2.0, web services e quanto di innovativo sta sopra e sotto al rete. . Il digital business ecosystem non è solo teoria comunque ma qualcosa di concreto. Il middleware sviluppato in tre anni di ricerca con Sun, Intel, London School of Economics solo per citare alcni partner è opensource e disponibile su sourceforge. (Dbe Studio,Evolutionary Environment simulator, Execution Environment) Usa OpenLaszlo come User Interface Design Framework ed è senz’altro un progetto interessante.

T6 non ha bisogno del Barcamp per acquisire visibiiltà, lo posso assicurare, ho solo creduto che, essendo parte del mio lavoro e della mia ricerca, sarebbe stato utile conivolgerla. Quando Alberto ha visto il wiki non era ancora presente il titlo della presentazione che probabilemte Andrea Nicolai terrà per raccontare il suo lavoro ed il DBE nei suoi aspetti generali.
T6 potrebbe partecipare al barcamp anche per raccontare l’esperienza di corporate blogging che ha deciso di intraprendere e di cui sono il responsabile . Ha Bisogno di molto lavoro ancora ma questa è un’altra storia.
Per quanto riguarda gridlab , è una azienda neonata ma per ora assomiglia più ad un gruppo di lavoro. Non posso ancora anticipare nulla perchè stanno organizzando un loro evento in questo mese e apetto che mettano a posto tutti i particolari del loro lavoro. AL barcamp parleranno comunuqe di web 2.0 mash up e quant’altro.
Fatte le opportune precisazioni, sono contento che si cominci a ragionare sull’evento meglio un po di sana bagarre alla luce del sole che non il silenzio.
Spero cha Alberto si decida a partecipare e che faccia una bella presentazione, in linea con il suo carattere, duro come il carso ma limpido come l’acqua che vi scorre sotto.
A questo punto penserei alla questione logistica. La data che ho proposto è il 15 Dicembre.
Il luogo ? Sto aspettando una risposta dal caffè letterario dove ci sono anche gli studi di nessuno TV.

Altre sedi papabili sono il Linux Club sempre in zona ostiense che proverò a contattare e una proposta che viede da Smeerch per un altro locale romano il Parablò. no so se hanno il wi fi però.

improntere comunque l’organizzazione alla trasparenza più completa e alla collaborazione in rete. Fisserei però per il 20 ottobre come temine ultimo per scegliere luogo e data del RomeCamp.
Invito tutti a iscriversi alla mailing list e ad usare i commenti sul wiki del RomeCamp www.romecamp.pbwiki.com

Un saluto a tutti

RomeCamp

L’idea del barcamp mi è subito piaciuta e non ho resistito passando all’azione:

http://romecamp.pbwiki.com/

chi vuole partecipare si faccia avantit.

io ho già sentito Alberto, Emanuele che avevano avuto più o meno la stessa idea

una data papabile? il 15 dicembre?

Geoportàil è su

Per diritto di cronaca e dopo  aver visto che il post su Geoportail è tra i più letti volevo comunicare urbi et orbi che il google map francese è on line.

non ho avuto modo di gurdarlo approfonditamente. certo non è paragonabile a google maps ma almeno i francesi ci provano a stare al passo. Da noi è di qualche giorno fa la dichiarazione che entro la fine di quest’anno sarà pronto il portale del turismo http://www.italia.it

Un’innovazione pazzesca quella di un portale dedicato al turismo che costato solo 45 milioni di euro
non oso immaginare quali innovazioni straordinarie ci proporrà da un punto di vista dell’usalbilità, dei servizi, delle API, dei web services e quant’altro.
Avrà un reservation systems accessibile a tutte le piccole imprese turistiche italiane?, fungerà da destination management systems?

Staremo a vedere.

apprendo da Pandemia che probabilmente l’acquisizione di Splinder da parte di RCS è rimasta chiusa nelle valige fatte dall’A.D. Vittorio Colao. Un peccato per Tipic una fortuna forse per i blogger della piattaforma.

Italian Joomla MeetUp


Mi sarebbe piaciuto andarci.
Sto lavorando in quessti giorni con Joomla e mi sembra un gran bel Content Management Systems.

Vedremo più avanti a sito finito.

Mlist colpisce ancora e mi stimola riflessioni fiume. Mi odieranno. Ecco l’ultimo intervento sul thread lanciato a proposito dei rumors su splinder.

E’ da maggio che la notizia ballonzola
tra commenti e smentite,  ripresa il 10 agosto da Finanza e Mercati
(Bloomberg). Se ne parla su Pandemia di Luca Conti
e sul blog di Muro Lupi

Il rischio di bolla c’è. 20
milioni sono tanti. Ma diciamolo, valutare un’impresa come splinder
non è semplice e non lo si può fare con la logica
economica classica. Ci sono alcuni elementi fluidi che a saperli
interpretare correttamente, probabilmente, varrebbero una bella
cifretta a chi ci riuscisse.

Il rumore di fondo generato dalle cifre
sparate a vanvera non aiutano certo a chiarire la situazione.

Lo stesso Milano Finanza che a maggio
dava 4 milioni di utenti di splinder ne riporta, ad Agosto, 300.000.
La differenza non è irrilevante anche perché la cifra
della transazione resta 20 milioni.

L”unico dato assodato è che i
blog su splinder sono 200.000 circa e sono in crescita.

Proviamo a fare qualche considerazione.

un elemento fondamentale per la
valutazione di una piattaforma come splinder è la tecnologia
per la profilazione degli utenti che c’è sotto. e qui non se
ne sa un granché.

Val la pena sottolineare come alle
radici di splinder ci sia Tipic, un’azienda che produce Istant
Messagging, servizi wireless e Voip in tutto il mondo (anche a
tiscali se non ricordo male) con un forte know how tecnologico e
capacità di sviluppo (http://www.comesifaunblog.it/?p=354)
. Il tutto impiegando qualche decina di persone.

tutto ciò implica che il modello
di business non è fondato solo sulla raccolta pubblicitarie e
vendita di servizi per il blogging a pagamento ma ha altre valenze
strategiche.

Se la raccolta pubblicitaria è
forse l’elemento più fragile è anche vero che il gruppo
RCS ha a disposizione il know how e le strutture più che
sufficienti per sfruttare al massimo anche questa fonte dei ricavi.

Se guardiamo alle evoluzioni del
mercato editoriale, gli editori tradizionali dopo un primo periodi di
diffidenza non ignora più il fenomeno blog. Repubblica e
Kataweb e la Stampa si sono appoggiate su Typepad, altra piattaforma
tra le più diffuse nella blogosfera.

Il mondo dei bloggers è un mondo
di lettori e scrittori, il target naturale di un editore. Il fatto di
aver a disposizione una piattaforma che permetta di profilare in
maniera sofisticata il propri target non è certo da
sottovalutare. Le strategie di sfruttamento sono diverse e una scelta
la si potrà fare solo dopo aver provato il giocattolo. Dalla
business intelligence al commercio elettronico, passando per i
contenuti audio video, la musica e chi più ne ha più ne
metta. In fondo 20 milioni investiti in un’ottica di convergenza
digitale non sembrano poi tantissimi in un mercato come quello
dell’editoria che è in magmatica crescita.

Ma il discorso si può
approfondire entrando nell’alchimia dell’economia delle comunità
virtuali.

Dare strumenti di comunicazione ai
propri utenti è uno dei cardini della strategia che mira a
trasformare comunità virtuali in imprese che creano valore
dall’intermediazione di informazioni.

Per capire a fondo questi modelli ci
sono un paio di libri fondamentali: Net Gain e Networth, entrambe
scritti da J. Hagel III e co autori. Senza entrare nel dettaglio
(qualcosa ho già scritto qui
http://scriptavolant.net/blog/?p=89.

In estrema sintesi la tesi sostenuta
dal libro è la seguente. La rete, il web e quindi le virtual
communities hanno una caratteristica: riducono le asimmetrie
informative tra chi vende e chi compra. Aumentano la trasparenza dei
mercati e spostano potere contrattuale dai primi ai secondi. Saper
creare e gestire comunità virtuali è l’unico mezzo
per difendersi, anzi guadagnarci tutti.

Ciò implica imparare velocemente
a:

1) contenuti interessanti

2) fedeltà dei membri

3) profilazione dei membri

4) strumenti che facilitino e migliorino le transazioni on line

Ogni Virtual community ha un suo ciclo di vita che grosso modo
prevede il passaggio sotto le seguenti forche caudine:

1) generare traffico sufficiente a raggiungere una massa critica
(il vero valore della rete, se il telefono lo avessero solo due
persone non servirebbe ad un granché, per capirsi)

2) concentrare il traffico, ovvero assestare i contenuti sui
profili dei propri membri

3) blindare i membri, facendo in modo che il valore che ottengono
dalla community sia superiore al costo di abbandonarla.

I blog sanno fare egregiamente tutte e
tre le cose.

Ragionando sui numeri poi ci si accorge
che:

lettori quotidiani del corriere della
sera sono 2700000, quelli di repubblica 3000000 e anche se fossero
veri veri i 4.000.000 di utenti unici al mese dichiarati da splinder
la differenza non è poca. Ma di qui lettori la RCS non sa
nulla e il costo di produzione di un quotidiano nazionale sono
incomparabili.

Anche le divisioni internet dei
quotidiani sono costose (tutti si ricordano il bagno di sangue di
kataweb) con splinder e gli user generated content probabilmente
potrebbero calare i costi del corriere.it.

E per concludere il podcast e la
telefonia. La piattaforma di splinder supporta il moblogging e il
podcasting. La possibilità di inviare post dal telefonino il
primo, quello di caricare file audio da e verso blog e ipod. E voi
specialisti del marketing mi insegnate che se vi telefonano, il gioco
è fatto. Avete messo una mano in tasca ad un bel po di utenti.

non so se tutte queste considerazioni
valgano l’investimento di 20 milioni. biognerebbe stare nella stanza
dei bottoni di rcs per saperlo e analizzarne le finanze ma rendono
forse meno “folle” l’idea.

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