Category: corporate blogging


E’ con un pizzico di soddisfazione che scrivo questo post. Con quella soddisfazione di vedere cambiare le cose piano piano, dando un piccolo contributo.

Alla Sapienza, un po di tempo fa, grazie a Francesco ed un manipolo di volenterosi ed entusiasti smanettoni è nato un blog, websapienza.wordpress.com. Piano piano sta diventando un canale di informazione importante per tutti coloro che nell’immensa organizzazione dell’Università di occupano di ICT e comunicazione.

Piano piano stanno nascendo idee e progetti ma sopratutto stanno procedendo e realizzandosi.

Il dibattito pubblico si dimostra il modo migliore per dare impulso al lavoro di molte persone che troppe volte resta imbrigliato nella complessità dell’organizzazione burocratica.

E’ così che sta prendendo forma un template per Joolma che adotta le regole dell’identià visiva de la Sapienza, che una google appliance presto fornirà adeguata risposta alle richieste degli utenti del sito dell’Ateneo e tante altre iniziative che man mano speriamo di riuscire a portare avanti.

websapienza.wordpress.com

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via blog4Biz segnalo il Blog Business Summit.
Ovvero la proliferaizone degli eventi sul bloggine ed il web 2.0.
Fino ad ora uno dei tanti modi di generare income con il fenomeno blogs.

a giudicare dagli speaker  però un salto sarebbe bello potercelo fare.

C’è una bella discussione sul blogroll partita da un’osservazione di Kurai.
L’ultima idea rimbalzata è quella di collegare ai post i link relativi per dare maggiore visibilità ai blogger “stimati” da chi scrive il post.
Kurai fa acceno al web sematico ma credo che sia sufficiente scrivere un plugin (per worpress se c’èe qualche sviluppatore all’ascolto) che permetta di taggare i link.
A quel punto basterebbe fare il matching con i tag del post ed il gioco è fatto. Ma è un’idea come un’altra

Deepest Sender

Avrei voluto scrivere della felice conclusione dell’affair wi-fi. Kubuntu l’ha digerita tre giorni fa. Ma ne scriverò più tardi.
Più importante, oggi è tessere le lodi di Deepest Sender, extensionn di Firefox per il blogging.
L’editor che mi mancava. Leggero, efficiente, multi-acoount difetta solo della possibilità di caricare immagini da FTP. In compenso posso lavora con una comoda interfaccia Mac Os like grazie ad un Theme di Firefox.
Dopo live writer per win penso sia il migliore editor di blog sulla piazza.

Mlist colpisce ancora e mi stimola riflessioni fiume. Mi odieranno. Ecco l’ultimo intervento sul thread lanciato a proposito dei rumors su splinder.

E’ da maggio che la notizia ballonzola
tra commenti e smentite,  ripresa il 10 agosto da Finanza e Mercati
(Bloomberg). Se ne parla su Pandemia di Luca Conti
e sul blog di Muro Lupi

Il rischio di bolla c’è. 20
milioni sono tanti. Ma diciamolo, valutare un’impresa come splinder
non è semplice e non lo si può fare con la logica
economica classica. Ci sono alcuni elementi fluidi che a saperli
interpretare correttamente, probabilmente, varrebbero una bella
cifretta a chi ci riuscisse.

Il rumore di fondo generato dalle cifre
sparate a vanvera non aiutano certo a chiarire la situazione.

Lo stesso Milano Finanza che a maggio
dava 4 milioni di utenti di splinder ne riporta, ad Agosto, 300.000.
La differenza non è irrilevante anche perché la cifra
della transazione resta 20 milioni.

L”unico dato assodato è che i
blog su splinder sono 200.000 circa e sono in crescita.

Proviamo a fare qualche considerazione.

un elemento fondamentale per la
valutazione di una piattaforma come splinder è la tecnologia
per la profilazione degli utenti che c’è sotto. e qui non se
ne sa un granché.

Val la pena sottolineare come alle
radici di splinder ci sia Tipic, un’azienda che produce Istant
Messagging, servizi wireless e Voip in tutto il mondo (anche a
tiscali se non ricordo male) con un forte know how tecnologico e
capacità di sviluppo (http://www.comesifaunblog.it/?p=354)
. Il tutto impiegando qualche decina di persone.

tutto ciò implica che il modello
di business non è fondato solo sulla raccolta pubblicitarie e
vendita di servizi per il blogging a pagamento ma ha altre valenze
strategiche.

Se la raccolta pubblicitaria è
forse l’elemento più fragile è anche vero che il gruppo
RCS ha a disposizione il know how e le strutture più che
sufficienti per sfruttare al massimo anche questa fonte dei ricavi.

Se guardiamo alle evoluzioni del
mercato editoriale, gli editori tradizionali dopo un primo periodi di
diffidenza non ignora più il fenomeno blog. Repubblica e
Kataweb e la Stampa si sono appoggiate su Typepad, altra piattaforma
tra le più diffuse nella blogosfera.

Il mondo dei bloggers è un mondo
di lettori e scrittori, il target naturale di un editore. Il fatto di
aver a disposizione una piattaforma che permetta di profilare in
maniera sofisticata il propri target non è certo da
sottovalutare. Le strategie di sfruttamento sono diverse e una scelta
la si potrà fare solo dopo aver provato il giocattolo. Dalla
business intelligence al commercio elettronico, passando per i
contenuti audio video, la musica e chi più ne ha più ne
metta. In fondo 20 milioni investiti in un’ottica di convergenza
digitale non sembrano poi tantissimi in un mercato come quello
dell’editoria che è in magmatica crescita.

Ma il discorso si può
approfondire entrando nell’alchimia dell’economia delle comunità
virtuali.

Dare strumenti di comunicazione ai
propri utenti è uno dei cardini della strategia che mira a
trasformare comunità virtuali in imprese che creano valore
dall’intermediazione di informazioni.

Per capire a fondo questi modelli ci
sono un paio di libri fondamentali: Net Gain e Networth, entrambe
scritti da J. Hagel III e co autori. Senza entrare nel dettaglio
(qualcosa ho già scritto qui
http://scriptavolant.net/blog/?p=89.

In estrema sintesi la tesi sostenuta
dal libro è la seguente. La rete, il web e quindi le virtual
communities hanno una caratteristica: riducono le asimmetrie
informative tra chi vende e chi compra. Aumentano la trasparenza dei
mercati e spostano potere contrattuale dai primi ai secondi. Saper
creare e gestire comunità virtuali è l’unico mezzo
per difendersi, anzi guadagnarci tutti.

Ciò implica imparare velocemente
a:

1) contenuti interessanti

2) fedeltà dei membri

3) profilazione dei membri

4) strumenti che facilitino e migliorino le transazioni on line

Ogni Virtual community ha un suo ciclo di vita che grosso modo
prevede il passaggio sotto le seguenti forche caudine:

1) generare traffico sufficiente a raggiungere una massa critica
(il vero valore della rete, se il telefono lo avessero solo due
persone non servirebbe ad un granché, per capirsi)

2) concentrare il traffico, ovvero assestare i contenuti sui
profili dei propri membri

3) blindare i membri, facendo in modo che il valore che ottengono
dalla community sia superiore al costo di abbandonarla.

I blog sanno fare egregiamente tutte e
tre le cose.

Ragionando sui numeri poi ci si accorge
che:

lettori quotidiani del corriere della
sera sono 2700000, quelli di repubblica 3000000 e anche se fossero
veri veri i 4.000.000 di utenti unici al mese dichiarati da splinder
la differenza non è poca. Ma di qui lettori la RCS non sa
nulla e il costo di produzione di un quotidiano nazionale sono
incomparabili.

Anche le divisioni internet dei
quotidiani sono costose (tutti si ricordano il bagno di sangue di
kataweb) con splinder e gli user generated content probabilmente
potrebbero calare i costi del corriere.it.

E per concludere il podcast e la
telefonia. La piattaforma di splinder supporta il moblogging e il
podcasting. La possibilità di inviare post dal telefonino il
primo, quello di caricare file audio da e verso blog e ipod. E voi
specialisti del marketing mi insegnate che se vi telefonano, il gioco
è fatto. Avete messo una mano in tasca ad un bel po di utenti.

non so se tutte queste considerazioni
valgano l’investimento di 20 milioni. biognerebbe stare nella stanza
dei bottoni di rcs per saperlo e analizzarne le finanze ma rendono
forse meno “folle” l’idea.

powered by performancing firefox

powered by performancing firefox

On line o client?. ho usato per un periodo feed reader un bel porogrammino e nulla da eccepire.

Incuriosito dai vari servizi on line bloglines, google reader, ho abbandonato feed reader e li ho provati. Secondo me no funzionano. In questo caso il client è molto più utile.

Il serviizo di alert in particolare ti avverte con una finestrella ogni volta che c’è un aggiornamento.

Torno indietro e installo di nuovo feed reader che nel frattempo ha fatto maquillage.

Purteoppo come a volte succede la nuova versione è peggiore della prima. Più scenografica ma poco usabile. L’interfaccia peggiorate.

Mi metto in cerca di alternative e trovo due programmi bellissimo:

Great News e Newzie

Il primo ha meno finzionalità del secondo ma brilla per la possibilità di impaginare i feed in diversi modi. Bellissima la modalità newspaper che usa un modello “tipografico” stile quotidiano americano.

Il secondo però è più completo e ha un look & feel che repolica Mac OS X. La modalità slideshow permette di filtrare i feed e visualizzarli tipo slide. Divertente ed utile. interessante la possibilità di mettere un flag su i post più interesanti per meterli da parte e ritornci su velocemente.

La scelta è ardua.

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A proposito di usare i corporate blog per un sano grassroot journalism o per il KM, T6 sarò qui. il 12 giugno e posterà in diretta. Il 13 leggeremo anche le prime impressioni sullo speech di Richard Stallman.

Il Digital Busienss Ecosystem, al convegno “Sardegna Terra ICT “

Il Digital Busienss Ecosystem, al convegno “Sardegna Terra ICT “- 12 Giugno – Pula Sardegna – Live Blog http://www.t-6.it/blog
Il Progetto DBE- Digital Business Ecosystem verrà presentato il 12 giugno, a Pula, località Piscimanna, presso il polo Tecnologico Polaris, nella’mbito del convegno “Sardegna Terra ICT, giornata di presentazione delle politiche regionali per le tecnologie dell’informazione e della comunicaizione.” Andrea Nicolai in veste di blogger posterà qualche notizia

Il 12 Giugno a Pula, località Piscimanna, presso il polo Tecnologico Polaris, Il digital business ecosystem (DBE) sarà presentato da Francesco Nachira, Capo Settore DG INFSO (Direzione Generale Information Society & Media) della Commissione Europea.

nell’ambito del convegno “Sardegna Terra ICT, giornata di presentazione delle politiche regionali per le tecnologie dell’informazione e della comunicaizione.”
I
nizio ore 9.00 UTC +1.00
Informazioni sull’evento contini@consorzio21.it

Qui potrete scaricare il programma (.pdf, 106 k)

I relatori sono di tutto rispetto, così come le imprese invitate a partecipare, IBM, Tiscali, Sun, Oracle etc…..

E’ previsto il collegamento in video conferenza del neo Ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione Tecnologica Luigi Nicolais.

Andrea Nicolai Presidente di T6 , project manager del DBE, dovrebbe poterci tenere aggiornati utilizzando il blog, www.t-6.it/blog.

Chi non può andare quindi qualche idea se la potrà fare leggendo i post in diretta.

Sempre al polo tecnologico di Pula, segnaliamo, il giorno dopo, 13 Giugno ore 10:00, lo speech di Richard Stallman, “Copyright vs Community in the Age of Computer Networks”

Per contattare T6, ecosistemi digitali e naturali

f.masetti@t-6.it

Link: Comunicato sul Il Blog di T6

Autore:
Fabio Masetti

Sono stato contagiato dalla mania di Mauro Lupidi ricercare metafore per spiegare il corporate blogging.

il Corporate Blogging è come un coltellino svizzero. Multifunzione.

coltellino.gif

Aiuta la comunicazione aziendale e permette di modularla su diversi registri, diversi target, diversi lingiaggi. Lo si può usare in chiave Corporate Identity, coordinato con il resto della comunicazione aziendale, dalla pubblicità al below the line ma sul piano del linguaggio è fortemente sconsigliato mantenere lo stesso registro.

Lo si può utilizzare con uno stile e linguaggio originali, per dare una “voce” all’azienda e avviare una conversazione con gli “stakeholders”, in pieno stile cluetrain manifesto. E’ fortemente consigliato

Lo si può utilizzare come strumento per il Knowledge Management a livello intranet o extranet o come strumento per la gestione della comunicazione su un singolo progetto (PLOG).

Lo si può utilizzare come test bed per campagne pubblicitarie o per fare PR, raggiungere i giornalisti, diffondere i comunicati stampa.

Lo si può utlizzare come CRM.

Con l’aiuto delle google maps ci si può sbizzarrire con la geografia ed un comunicazione georeferienzata, studiandoci si può arrivare al geomerketing etc…

Ci si può fare del giornalismo vero.

E’ potente, utile, versatile e con i plugin per il mobile, pure tascabile. §Come un coltellino svizzero

Che ne dite?

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Leggiucchio qua e la per la rete e mi imbatto in un post sul blog di edelman cehmi fa riflettere.

Proporio qualche giorno fa postavo sui blog e le piccole e medie imprese e noto come chi è giustamente un guru della comunicazione non lo è per caso. Quello che volevo dire e ho scritto con una bella montagna di parole Edelman lo ha sintetizzato in due parole Me2 revolution e se è vero che Omen nomen, i blog hanno un nuovo concetto vendibili semplicemente.

La stessa cosa ha fatto Amy Gahran appripriandosi tempestivamente di un’altra etichetta di sicuru successo: the conversational media. Andando indietro nel tempo la Gaharan si proponeva on line così:

Mine! I’m Amy Gahran, creator and editor of CONTENTIOUS. I’m an online-media content consultant, writer, and editor based in Boulder, Colorado

Oggi sul suo contentious campeggia la seguente tegline:

News and musings on how we communicate in the online age
By AMY GAHRAN
– Conversational media consultant, content strategist, writer, editor

Da oggi siamo tutti Conversatina media consultant?

Io sottoscrivo il titolo che mi sempbra efficacissimo, Anzi proporrei di dare la prima associazione professionale italiana di Conversational media consultants.

il dominio l’ho registrato. www.conversationalmedia.org

il sito no c’è ma non si sa mai. appena ho tempo ci metto su qualcosa.

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Leggo su Mlist il quesito di D’Angiò, produttore di cravatte che chiede lumi su come ottimizzare il sito per aumentare i visitatori. Non resito e scrivo di getto. L’idea di portare traffico e fare marketing per un produttore di cravatte di alta qualità mi solletica.

Queste le prime idee a caldo. Il dubbio di fondo è: sito o blog?

Non cosa ne pensi la moderatrice ma l’idea di lanciare in un covo di professinisti del web marketing la “sfida” di aumentare il traffico verso un sito che parla di cravatte, dedicate ad un mercato di nicchia, dimostra che dietro all’idea imprenditoriale “la stoffa” c’è.

Carissimo D’Angiò, premesso che non conosco approfonditamente il mercato della moda maschile ed in particolare degli accessori e che qualsiasi operazione di marketing (web compreso) dovrebbe poggiare su una seria analisi del mercato, provo a lanciare qualche idea per migliorare le prestazioni del sito:

1) se vogliamo scalare I motiri di ricerca le keywords non bastano. Bisogna produrre contenuti ed un sito ottimizzato su determinate parole chiave, consci del fatto che l’operazione è di medio e lungo periodo. I motori ed in particolare google tiene conto di fattori legati al tempo, alla longevità del sito e alla sua popolarità in termini di link a siti dello stesso settore.

2) Bisogna innanzitutto abbandonare la tecnologia flash, utile per produrre contenuti particolari ma non per il sito nel suo complesso. Imperativo è abbandonare la musica, vieppiù se rinascimantale. Il web non è la televisione, per foruna.

Mi spiego con un esempio.

Immaginiamo il sig Rossi, single impiegato in una azienda che decide di cambiare il proprio stile. Vuoel far colpo sulla segrataria dell’ufficio di fronte. Decide di comprare una cravatta al top. Digita su google la parola “cravatte” e dato che D’Angiò ha investito nell’ottimizzazione del sito trova in testa ai risultati www.dangio.net. E’ in ufficio. Clicca e parte la muisica, proprio mentre il suo capo entra nell’ufficio per presentarlgi un cliente importante. (peggio se lavora in un open space). La musica accompagna le presentazioni. Imbarazzo e rapida chiusura del sito. Abbiamo perso un visitatore.

Per non considerare che un sito con music ace l’ha pure Marinella. Il fatto che Marinella sappai fare le cravatte dal 1914 non significa che sappia fare I siti internet. Differenziarsi nell’immagine mi sembra una strategia che paga.

3) Più che comunicare l’oggetto cravatta, prodotto maturo e, standard, almeno nella sua forma, valorizzerei i suoi elementi costitutivi. La seta jacquard, la manifattura aritigianale, la ricerca storica, la ricerrca del colore, il disegno, l’ispirazione che l’ha generata. mettendo in relazione tutti questi elementi con tratti di una personalità tipo, che poi sarebbe il cliente. Stilizzerei oltre al prodotto anche la persona che la dovrà indossare. D’altronde di uno stilista sitamo parlando. E lo stilista stilizza per definizione. L’operazione non è banale e implica una approfondita ricerca sul linguaggio da usare.

4) A questo punto la domanda da un milione di dollari. Per raggiungere questi obiettivi il sito è lo strumento migliore. O è meglio un blog?

Il blog a mio modo di vedere è la soluzione migliore.

E’ search engine, friendly, (si risparmia sui costi del redesign del sito e relative ottimizzazione per I motori di ricerca)

è facile da gestire e molto usabile,

è PERSONALE e per un’azienda che punta su un marchio che è un cognome mi sembra uno strumento naturale.

Permette di sperimentare diversi registri di comunicazione e di avviare una “conversazione” con il proprio mercato di riferimento.

Permette di raccolgiere in maniera semplice molte informazioni sui propri clienti e sui loro gusti.

Può diventare un vero e proprio prodotto editoriale attorno al quale sviluppare e promuovere la cultura della cravatta, facilemte integrabile con strumenti multimediali, come podcast, video etcc. Esistono interessanti blog sul vino, sul caffè, sulgi orologi ma non sulla caravatta. Ecco alcuni esempi pescati a caso dalla rete

http://www.tigulliovino.it/blog/index.html

http://www.aristide.biz/

http://www.aristide.biz/

http://www.ilblogdegliorologi.com/page/2/

http://blog.foodrinks.it/

I blog sono molto letti negli stati uniti che impazziscono per l’italian style

Sareste I primi. Socmmetto che Marinella vi seguirà entro un anno aprendo un blog entro un anno.

5)Da ultimo ma siamo fuori dal web marketing cravatta e vestito sono come zucchero e caffè. Una buona strategia di co. branding con qualche firma della moda maschile non gusterebbe

Certo il budget da dedicare ai punti 1-5 è seicuremante più accessiibile rispetto al punto 6)

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