Il 20 Novembre ci sarà alla Sapienza un’assemblea. Obbiettivo fare il punto della situazione per difendersi dalla riforma Gelmini. Ci saranno i ragazzi del movimento dell’Onda e anche la Flc-CGIL. Mi sembra una cosa buona. Un segnale.

La Gelmini, ministro sponsor della riforma, divulga il suo lavoro puntando su efficienza e meritocrazia che sono nei fatti, gli elementi che mancano da anni e la cui mancanza ha ridotto in stato comatoso non solo l’Università  ma l’intero paese.

Mi piacerebbe però che a garantirli questi elementi non fosse un governo ma più semplicemente la popolazione , mi piacerebbe che ad una riforma ci si arrivasse per partecipazione popolare e di tutte le componenti che l’Università la rendono concreta. Studenti, Personale Tecnico Amministrativo, Ricercatori e Docenti.

Per questo, se ne avrò la possibilità parteciperò, all’assemblea con questo intervento. L’obbiettivo? Oltre che a rivendicare una Università Pubblica, la vorrei anche più Democratica. Rifarmare gli Statuti delle Università Italiane abolendo il voto ponderato per l’elezione del Rettore. 1 testa 1 voto.

Ecco il testo dell’Intervento. Mi piacerebbe che chi legge questo blog lasciasse la sua opinione.

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L’università è pubblica. L’università è un bene pubblico perchè la conoscenza, il diritto allo studio, il suo patrimonio immobiliare sono un bene pubblico e devono restare un bene comune.

Siamo alla Sapienza di Roma, l’Ateneo più grande d’Europa. La Sapienza è un bene comune, la Sapienza E’ un comune.

 

Un comune dove circa 20.000 persone, tra docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo vive e lavora e dove la maggioranza dei suoi abitanti, oltre 140.000 studenti, 140.000, devono abitare un periodo che va tra i 3 ed i 5 anni per porre le basi del loro futuro e del futuro di questo paese.

 

Oggi, L’Università non è loro. Oggi nelle Università la maggioranza silenziosa, ridotta al silenzio da anni di politiche miopi, semplicemente non è rappresentata. Ed è dal tema della rappresentanza che vorrei ripartire per portare il piano della lotta contro l’Ultima delle Riforme ad un livello pratico, mi verrebbe da dire tattico.

 

Il disegno di legge, approvato in Consiglio dei Ministri tra le altre potenti cannonate che indirizza alla Cittadella dell’Università Pubblica, ne riserva una alla rappresentanza.

Conferisce al Rettore potere di Nomina dei Membri del Consiglio di amministrazione demolendone il carattere elettivo e aprendolo per il 40% dei suoi componenti a componenti private rappresentati interessi privati.

 

L’Ultima delle Riforme Elimina quindi la rappresentanza di qualsiasi componente vitale dell’Università nell’organo che dovrebbe decidere del suo futuro amministrativo, in un’epoca dove a causa del debito pubblico e della crisi finanziaria non gestita dalla politica, non c’è futuro amministrativo se non il commissariamento se non addirittura il fallimento.

 

Il Rischio di Vedere gli Atenei finire come  l’Alitalia non è fantapolitica ma una seria prospettiva, numeri alla mano.

 

Il potere che si concentra nelle mani di Una figura Istituzionale, Il Rettore e nel gruppo dei Grandi Elettori è enorme.

 

Chi si pone la domanda sul perchè di fronte ad un taglio senza precedenti delle risorse finanziarie, del Fondo per il Finanziamento Ordinario che decreta la morte amministrativa delle Università , chi detiene le redini del Governo di questo Bene Comune, non sia andato oltre, la semplice denuncia, la richiesta di modificare inutili meccanismi di ranking e alla minaccia del commissariamento (che sarebbe a dire una riforma anticipata) ha ora, una risposta semplice. Banale.

 

La riforma gli consegna un potere che non ha mai avuto fino ad oggi.

 

Se si fa una veloce panoramica degli statuti di tutti gli Atenei Italiani e si analizzano i meccanismi di elezione del Rettore si scopre come tutti siano fondati su un sistema di voto ponderato che assegna a diverse fasce di elettorato attivo un diverso peso. Il personale tecnico amministrativo e gli studenti in media sono rappresentati per un decimo della sua consistenza.

 

L’Elezione del Magnifico Rettore è affaire di un ristretto comitato di Grandi Elettori il cui voto è ben più utile ed importante da conquistare.

 

Chi si pone ancora la domanda del come sia possibile che gli interessi della maggioranza non siano rappresentati e perchè l’affluenza alle urne sia sempre bassa, trova in questo meccanismo un’altra  semplice risposta.

 

Immaginate, ora, un movimento che si batta per modificare gli Statuto delle Università e introdurre un meccanismo elettorale in voga dal 1789: 1 testa 1 voto. Un elementare principio alla base della democrazie.

 

Qui alla Sapienza ad esempio Le campagne elettorali per l’elezione del rettore diventerebbero in tutto e per tutto simili a quelle delle elezioni del Sindaco di un comune con più di 100.000 abitanti.

I programmi dei candidati dovrebbero conquistare il consenso di un elettorato attivo tanto vasto quanto vasto è il potere discrezionale di cui sono investiti gli attuali organi di Governo delle Università con L’Ultima Riforma.

 

E’ l’ultima occasione signori, di avere la parola per difendersi. L’Ultima delle riforme, questo governo ha i numeri per farla diventare legge ed una volta che è legge, nessuna componente che non appartenga alla cerchia dei Grandi Elettori avrà più nessun tipo di rappresentanza.

 

Per difendere il diritto allo studio, combattere il precariato, salvare l’Università dal saccheggio dei privati è necessario aumentare il tasso di democrazia del suo governo.

E’ necessario dare voce a coloro che sono l’Università. A coloro tra Studenti, Ricercatori, Personale Tecnico Amministrativo e Docenti che sentono la responsabilità di Garantire a questo Paese un futuro democratico ed un sapere che si Libero e di Tutti.

 

E’ per questo che chiedo al personale tecnico amministrativo, a cui appartengo, a tutti i livelli, dall’impiegato al dirigente.

 

Chiedo di aprire gli occhi. I tempi sono stretti. Il rischio, colleghi  quello di non ritrovare il proprio posto di lavoro e di andare ad aumentare la massa del precariato.

 

Vi chiedo; Assumiamoci le nostre responsabilità. Chi deve e può lottare Se non noi ? Noi  tra i 40 e 60 anni, che ancora la forza la abbiamo, che ancora tutele e diritti acquisiti li abbiamo. Dal posto di lavoro ancora non ci possono cacciare; ancora. Difendiamolo!. Abbiamo un imperativo morale. Non possiamo delegare oltre la difesa del bene pubblico ai pochi, ricercatori e studenti, che coraggiosamente,  hanno il coraggio di rischiare tutto pur trovandosi nella posizione più debole e precaria. Non possiamo delegare la difesa del futuro a coloro, i ragazzi, i nostri figli, che hanno tutto da perdere. Non possiamo permetterci che venga presento loro il conto salatissimo ed insostenibile del nostro debito pubblico.

 

Chiedo alle rappresentanze sindacali, di ampliare il respiro della lotta in difesa dei diritti. Andare oltre la difesa del trattamento accessorio, degli scatti di anzianità, delle progressioni verticali. Che cos’è il trattamento accessorio? Cosa sono le progressioni verticali? Io, vi assicuro non lo so. So solo che sono briciole, elemosina. che rischia addirittura per passare come un privilegio concesso ai Fannulloni. Io so solo che se passa l’Ultima delle Riforme, non ci sarà alcun posto nel quale farsi trattare in maniera accessoria ne progrediremo verticalmente in nessun luogo. 

 

E’ Ora di  allargare l’orizzonte, di allungare il respiro, di uscire dall’angolo. C’è una enorme massa di gente che aspetta solo un segno concreto e tangibile della speranza. Dateglielo.

 

Chiedo, per finire, ai docenti, di assumersi la responsabilità di partecipare al futuro di questo paese con un segno concreto e di appoggiare non con dichiarazioni ma con atti concreti, la modifica degli statuti in senso democratico e di lottare con tutte le loro forze contro L’Ultima delle Riforme. E’ un gesto di grande coraggio ma dovuto. Se siamo a questo punto è anche vostra la responsabilità.

 

Chiedo a tutti, Personale tecnico amministrativo, rappresentanze sindacali, Docenti di non avere più paura. Un futuro è possibile, la partecipazione democratica è possibile, la solidarietà e la cooperazione sociale è e deve essere possibile. L’approvazione dell’Ultima delle Riforme è uno spartiacque. Ora o mai più.

 

Dobbiamo lottare per Una Università Pubblica, Libera, Rappresentativa e Democaratica.

 

Non solo la Riforma non deve passare ma se Riforma deve essere deve cambiare gli equilibri di potere che ne hanno compromesso la sopravvivenza.

 

Modifichiamo gli Statuti. Riprendiamoci ciò che è nostro.