io signori non ho mai pagato tasse e me ne vanto
le tasse sono come la droga le paghi una volta e poi entri nel tunnel

io no ho mai rispettato un limite di velocità
non ho mai fatto la raccolta differenziata
non ho mai costruito con permessi edilizi
insomma io sono il cittadino modello

io sono legittimato dal voto del popolo
io sono uguale a voi
io ci sarò sempre e, tenete a mente,
qualsiasi cosa succeda il mio non sarà un addio
ma un arrivederci, qualunquemente,
io ho finito il mio elenco ma ricordatevi signori
io sono la realtà voi siete la fiction.

mi colpisce sempre antonio albanese quando recita e quando scrive.
la sua cinestatica, la sua prossemica sono un interludio poetico ai testi che scrive
le battute, il ritmo che raggiungono una profondità elevatissima che pochi, pochi, sanno sondare

antonio albanese cesella l’animo di chi lo ascolta, lo fa danzare e lo prepara alla battuta che giungerà fulminea, dolorosa e illuminante, soave, straordinaria
i suoi gesti aprono lo spazio a parole che confezionano poesia e visione, paura, amore, presente e futuro.

ho trascritto il testo dell’ultimo monologo di cetto laqualunque perchè è come tanti altri testi di albanese un piccolo capolavoro comico poetico.
vorrei avventurarmi in una analisi stilistica del pezzo ma risulterebbe noiosa assai. mi limito a fare alcune osservazioni. Albanese conia avverbi assurdi a ripetizione che oltre a caratterizzare il personaggio come “analfabeta” e quindi dargli realismo e credibilità come politico, funzionano da generatore di tormentoni.
“avverbi” olofrastici che possono vivere tranquillamente da soli, che sono frasi a se stanti. quanlunquemente,
con cetto laqualunque e i suoi testi Albanese riesce a fare la sintesi perfetta dell’italiano, politico e cittadino. dall’enumerazione caotica delle infrazioni quotidiane di milioni di italiani a “io sono leggittimato dal popolo”, il salto dal divano di casa alle stanze del potere è ridotto a zero.
un italia puntiforme che a differenza della geometria però esiste eccome. “io sono la realtà e voi la fiction”.
un personaggio un carattere, il teatro insomma è la realtà e noi spettatori ormai solo finzione, la televisione, i media sono il vero e noi, sul divano al di là dello schermo, la finzione. il trapasso ormai è compiuto, la TV è uno specchio.
Già un’altro personaggio straordinario di albanse, il ministro della paura, sapeva tratteggiare il potere come lo conosciamo oggi becero nella sua degenerazione, mettendo in scena “il meraviglioso spettacolo della paura”, l’eros e il thanatos che dissocia chi è chiamato a contatto col potere, la sua dipendenza stupefacente, l’eiaculazione costante e onanistica che è l’altro tratto distintivo della nostra democrazia da sempre.
albanese sta mettendo a punto la migliore rappresentazione del potere dai tempi di pasolini.