Copertina di Le Teste Giuseppe Genna

Le Teste, G. Genna

Non ho mai amato troppo la letteratura di genere. Quella di James Ellroy, ad esempio e per capirci. Una roba tipo L.A. Confidential non sono nemmeno riuscito a finirla. Forse non la capivo. Non c’erano personaggi, tutti i poliziotti, caratteri ben definiti, non pensavano, agivano, senza psiche, senza anima, o forse, vittime dell’anima grande, violenta e cinica della città degli angeli. Una noia comunque. Fino a che non ho letto “Le Teste”, di Giuseppe Genna, che ringrazio. Il commissario Lopez ne ha di anima, Milano no e folgorante, lo snodarsi della sua vicenda ha gettato luce sulla letteratura di genere, sulla fiction che tanto va di moda. Cito Testualmente:

“…Scoperta la finzione, è lui (Lopez, ndr) al centro della finzione, e non c’è più tempo. Da questo momento il tempo non è più. E’ un proiettile. E’ tutta trama, da questo istante: semplicemente trama.
Se il tempo diventa la propria trama veloce, svaporano i significati reconditi. E’ soltanto sequenza, è soltanto secrezione. Accelerazione. Adrenalina. Noradrenalina. Precursori cerebrali. Non ci sono significati nascosti, poiché la finzione non è più. Nulla  è più finto, non esistono i significati. Soltanto nomi e forme. Si va nella verità che è vuota.”

Los Angeles è trama, Milano è solo trama, Roma, L’italia, il mondo è trama, senza tempo, senza significati nascosti, senza inconsci da disvelare, psiche da far emergere. I personaggi di Ellroy non hanno verità nascoste, sono eterodiretti, adrenalina, pura sequenza di azioni, primordiali come primordiale è l’oggi.
Un senso, a saperlo leggere, si trova sempre. Lo sguardo di Genna e tra i più lucidi di questo tempo. Ora tocca a Dies Irae

Qui il sito di Genna www.giugenna.com.