Sulla Scuola e sull’univerrsità si sta giocando una partita a scacchi importante. Alla scacchiera non sono seduti però fini strateghi ma giocatori mediocri e a scandire il tempo delle mosse non sono loro ma il debito publico italiano.
I protagonisti sono il Mnistro dell’Economia, Giulio Tremoni, (il Cavallo), Il Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini (L’Alfiere) e il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta (Il Pedone).
Lo schema di gioco è semplice. Apre l’Alfiere su imbeccata del Cavallo con la Legge 133/08 e la legge 169/2008, tolgiendo, di fatto, l’aria alle Scuole e alle Università. Tagli di personale (-50.000 insegnanti) e taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario per 1,5 miliardi di euro in 5 anni, tagli per 8 miliadri di euro alla Scuola in 5 anni. Soldi con i quali gli Atenei e le Scuole pagano stipendi e finanzucchiano la ricerca, e coprono i costi di gestione, sprechi compresi.
Si prosegue con le mosse del Pedone che dopo una campagna volta a rinfocolare tensione sociale, scaricando sugli impiegati pubblici le colpe delle inefficenze della Pubblica Amministrazione, entra nel merito e vara una riforma: Il DLgs. 150/09. Il Decreto oltre a indirizzare la disciplina dell’impiego pubblico verso criteri privatistici, attacca lavoratori e rappresentanze sindacali, nella loro contrattazione decentrata sul salario accessorio, legandolo a criteri di valutazione di cui non è chiara ne la natura ne a chi spetta la fissazione. La mossa del pedone è rivolta alla PA in generale ma si salda con una tempistica perfetta con la strategia volta a demolire e svendere la Scuola e l’ Università Pubblica.
Nell’Ambito universitario, ovviamente e presumibilmente, il consiglio di amministrazione e il rettore avranno in mano la barra della valutazione e quindi del salario accessorio e quindi il coltello della contrattazione dalla parte del manico.
Muovendo il pedone, impegna i sindacati e i dipendenti dell’Università, in una batatglia di retroguardia, in un’epoca in cui l’azione sindacale non va mai oltre posizioni minimaliste e di difesa ad oltranza di quel poco che resta da difendere. Nessuna strategia di maggior respiro, volta a inserire la difesa del lavoro e dei diritti in un quadro politico più ampio è pensabile . Non ci sono i presupposti con una opposizione in stato comatoso e incapace di raccolgiere consenso tra i lavoratori precari, ormai la maggioranza e nel paese tout court. Il pedone ha gioco facile.
Nel Frattempo, L’alfiere rilancia e fa scacco con il  DDL 28 ottobre 2009. L’Ultima delle Riforme. Abolizione del Carattere Elettivo del Consiglio di Amministrazione, apertura ai privati, possibilità di privatizzare gli Atenei e consegna delel Chiavi delle Università, in mano ai Rettori ( e parte della classe baronale che li sostiene).
Il gioco è fatto. Nel prossimo anno il Taglio dell’ FFO (Cavallo e Alfiere) porrà gli atenei, specie i più grandi e patrimonializzati) in una condizione di asfissia finanziaria. Le ALternative saranno il Fallimento o il Commissariamento.
Qualunque Commissario, legge alla mano, e il DDL Gelmini pùò diventarlo con un paio di sedute parlamentari, opterebbe per la trasformazione delgi Atenei in Fondazione, scaricando oltretutto rettore e docenti di qualasiasi responsabilità nella svendita del Diritto Allo Studio.
La trasformazione delle Università in creature di natura privatistica, porta con sè, l’Istantaneo e magico risanamento contabile. Il patrimonio viene ovviante valutato con criteri privatistici e non di contabilità pubblica. Quello che oggi vale 1 domani varrà 3 e verrà venduto ad 1,5 ai soliti noti imprenditori, salvatori della patria, con il concorso delle banche ovviamente. Risultato finale, nel medio lungo periodo, grande concentrazione delle Università (i Politecnici di Milano e Torino hanno già cominciato), Accesso alle Univiersità su base censuaria, condanna di lavoratori e precari al Terzo Stato.
Una partita  già vista, sta su tutti i manuali di scacchi scritti negli ultimi 30 anni. La Telecom, L’Enel, L’Eni, Le Banche strappate alle Fondazioni nel 91, L’Alitalia, le Poste e le Ferrovie. A cambiare sono varianti tattiche della stessa stragia. Il Rislutato: il saccheggio del patrimonio dello Stato, la distruzione dei diritti acquisiti (allo studio in questo caso) , la precarizzazione di diverse generazioni di lavoratori.
La prossima sarà quella dell’INPS.