Dopo aver visto videocracy, tutta una serie di pietre che ho accumultato recentemente si sono infilate lungo un filo sottile per fare una bella collana di riflessioni.

Ho visto la puntata di Anno Zero, ieri: la clip chel’ha chiusa attorno al collo.

Il ciondolo che fa bella mostra di se è il documentario il Corpo delle Donne.

Ieri, grazie a Michele Santoro è andata in onda per l’ennesima volta la rappresentazione del nulla, dell’universo surreale nel quale si è trasfromata ormai la politica e la vita quotidiana in questo paese.

Il dibattito sulla libertà di stampa con puntate sugli effetti della crisi è stato un distillato di irreversibili, perverse violazioni di un qualsiasi ipotetico futuro e di tutti i concetti che hanno fino ad oggi costituito l’armamentario della teoria della politica, del diritto, della comunicazione e del giornalismo. Il funerale, in prima serata ,del buon senso. Il trionfo dell’opinabilità tout court che fa dell’assodato, del lapalissiamo, dello storico e dell’acquisito, dell’evidente, poltiglia; velenosa miscela del falso e del vero.

Attori di questa cerimonia, “non persone” di vario mestiere. Politici, Giornalisti, applaudenti spettatori. Un insieme di “non persone”, per un “non dibattito”, fatto di “non parole”. Campioni della nuova mutazione antropologica attualmente al potere: I videùmani.

La non persona per antonomasi è id ma osservarne ormai quotidianamente la produzione di massa mette davvero paura

E la non-persona è pura apparenza, senza movimento, semza cambiamento, senza spessore. Affrontando la non-persona non ha senso porsi domande sulle cause, bisogna, infatti, evitare il rischio di concedergli una qualche vittoria postuma: «Tu non sei creato dal trauma. Tuo padre e tua madre non furono diversi dai padri e dalle madri. Tu non sei determinato da pratiche sessuali: anche altri le compiono. Di te non va pronunciata la domanda: perché? Nessuna vittoria postuma va concessa a te, l’apparenza che simula di essere. L’apparenza, sganciata dall’essere, stermina».

 

tratto da Mauro Trotta che recensisce Hitler di Giuseppe Genna