Ci sono cose che non capisco se non con molto ritardo e per caso.
Ho sempre amato Fernanda Pivano, ora lo so. In maniera strana. La conoscevo come traduttrice (Hemingway resta un faro per me) ma ad essere sincero non la seguivo da vicino. Era lei a seguire me. Saranno stati forse la sua dolcezza, i suoi occhi, la pacatezza, non so, ma riconoscevo qualcosa in lei di familiare, quasi materno. Per questo non la seguivo con attenzione come spesso non si segue la mamma. Intanto si sa che lei c’è. è li, sempre e comunque. Per questo la sua morte per me è stato un dolore fortissimo, acuito dalla confusione. Perchè mi manca la Pivano, che stimavo ma non seguivo come punto altre cose con attenzione?.
La risposta l’ho trovata l’altro ieri sera, guardando una sua intervista a Marzullo. Tutto ciò che diceva, a volte in maniera quasi letterale, lo avevo già sentito sin dalla mia infanzia dalla bocca di mia madre. Il suo modo di vedere il mondo e di stare al mondo, come lei lo raccontava, così mi è stato raccontato.
E’ straordinario come ci possa essere affinità tra persone distanti, apparentemente sconosciute le une alle altre, incosapevoli di tanta somiglianza. Sarà la terra, forse. La Pivano era genovese come lo siamo io e mia madre anche se sradicati e radicati a Roma da una vita ormai. Forse è questo che ci lega, non so.
Forse c’è davvero un tratto, un’ anima tra le pietre del Golfo di Genova, forse, davvero, chi nasce in una città eternamente cosmopolita, assorbe insieme al latte, un carattere un modo di essere e stare al mondo. Forse è davvero così. O forse è la consapevolezza della precarietà dell’esistenza che ha sempre di fronte chi di fronte ha il mare aperto.
Forse, allora, è il mare ha portare certo sapere e bagnandosi appena nati si viene batezzati tutti consacrati alla stessa chiesa. Forse è il mare che ci insegna che non c’è fortuna, ne destino, ne giustizia e poco amore ma che comuqnue ce la faremo ad arrivare in fondo, anche se il fondo non ci piace ed è da li che nasciamo, che l’importante è viaggaire e viaggiamo. Che anche se a noi, in fondo, non interessa il fine c’hanno dato spalle larghe per tirare e tirando qualcuno con lo lo portiamo dietro ed è quello l’importante; tirare, tirarsi dietro qualcuno che non sempre ce la fa.
Fernanda Pivano, se ne tirava dietro tanti, mia madre ne tira avanti ancora. Io sono uno di loro.