il tavolo n° 8 Individuo e Innovazione

L’ho fatto decantare questo post per un paio di giorni. Per raccontare l’esperienza al Barcamp Innovatori PA.

L’ho fatto decantare questo post per un paio di giorni, per raccontare l’esperienza al Barcamp Innovatori PA per bene. Splendidamente organizzato in una delle sale della Meeting Hall del Forum PA e pieno, pieno di gente, Innovatori PA è stato un Barcamp importante rispetto a tutti gli altri perchè ha messo in contatto due mondi che, fino ad oggi, viaggiavano paralleli. Quello della cultura e della partecipazione dal basso, i nomadi della rete che ogni tanto si riuniscono per continuare l’incessante dibattito in rete e quello dell’organizzazione gerarchica, della burocrazia e della legge tradotta in pratica amministrativa che ha bisogno di innovarsi e di innovare i modi di innovarsi.

Al barcamp non si sono ritrovati rappresentanti di uffici, amministrazioni, sigle sindacali, aziende e politica ma individui, cittadini che svolgono la loro attività professionale e di servizio in queste entità. Non è una questione di lana caprina ma un ribaltamento di prospettiva che tutto d’un tratto si è concretizzato attorno una decina di tavole rotonde alle quali ognuno ha potuto dare il suo contributo.

Al Tavolo numero 8 il tema era proprio questo: Individuo e innovazione e, nelle intenzioni di chi scrive e ha fatto da “relatore” c’era la volontà di porre l’accento proprio su come, un singolo individuo possa contribuire ad innovare anche se l’organizzazione nella quale lavora, non comprende, rema contro o semplicemente non è strutturalmente in grado di accogliere il cambiamento. Apparentemente.

Apparentemente perchè basta saper cogliere i segnali e tralasciare le aspettative personali per riuscire ad innescare dei cambiamenti. Un segnale, si è acceso subito, ancora prima che la discussione partisse.

Al tavolo si è aggregato dopo una breve presentazione del tema il Vice Sindaco di Venezia. Una specie di metonimia perchè nelle mie intenzioni c’era proprio quello di introdurre il tema della politica come espressione massima dell’innovazione. Allo stesso tavolo sedevano una decina di persone individui, di cui non riporterò i nomi, (possono lasciare un commento loro al post per presentarsi e dire la loro) come non ho fatto il nome del politico Veneziano, perchè anche se il tema era individuo e innovazione, la parola individuo nella sfera della PA muta la sua accezione.

L’individuo è lo stato, conta e deve contare ma non rappresenta se stesso ma i cittadini e lavora e dovrebbe lavorare per loro.

Lo sò, sono parole che sembrano fuori dal mondo ma nonostante la realtà sia problematica restano vere. L’individuo, nella PA, fa e deve fare politica. Fissarsi degli obbiettivi e lavorare, innovare e migliorare la pubblica amministrazione significa fare poltica.

Al Tavolo numero 8 abbiamo cominciato una discussione per vedere di costruire una piccola guida che aiuti l’individuo a realizzare, in piccolo, l’innovazione. Ho raccontato la mia esperienza alla Sapienza e di come, a mio modo di vedere, in qualsiasi ufficio ci si trovi, si possa cercare di innovare con pazienza e determinazione ma sopratutto cercando di lavorare sulla semantica per ampliare la propria sfera di competenza e costruire “organizzazioni” a legame debole. (i barcamp sono un esempio lampante di questo tipo di organizzazione).

Facendo accenno ad un libro che mi ha colpito molto in passato, The Starfish and the Spider: The Unstoppable Power of Leaderless Organizations di Ori Brafman and Rod Beckstrom, si è seduto al tavolo un nuovo tipo di dipendete pubblico: Il catalizzatore.

Vorrei approfondire qui il tema che, nel seguire, la discussione forse non ho esposto chiaramente. L’individuo che vuole fare innovazione (leggi politica, non nel senso partitico ovviamente che, ormai, non è più senso) deve trasformarsi in un catalizzatore ovvero un individuo con le seguenti caratteristiche (Brafmam e Beckstrom sempre)

  1. prova un interesse genuino nelle altre persone
  2. predilige un elevato numero di relazioni “deboli” piuttosto che poche, strette e vincolanti
  3. ha una attitudine al social mapping.(termine diffice da tradurre in italiano)
  4. sono inclini ad aiutare chiunque glielo chieda
  5. hanno la capacità di aiutare le persone ad aiutare se stesse ascoltandole comprendeno piuttosto che dando dei consigli
  6. sono dotate di intelligenza emozionale.
  7. hanno fiducia negli altri e nelle reti distribuite
  8. sono loro malgrado degli ispiratori
  9. sopportano l’ambiguità.
  10. adottano strategie discrete (A hands-off approach) senza interferire o cercare di controllare il comportamento degli altri componenti la struttura decentralizzata.
  11. sanno abbandonare l’organizzazione che hanno creato. dopo avre costruito una struttura decentralizzata i catalizzatori la abbandonano piuttosto che tentare di mantenerne il controllo.

Apparentemente non c’è niente di più di quello che serve a far un buon cittadino. Allora cos’è che colpisce nella semplicità di questo approccio?

Riflettendo su quanto emerso durante la discussione credo che a far la differenza tra il buon senso e la banalità siano i punti 2, 9, e 11. Fino ad oggi, per sfuggire al meccanismo disumanizzante della burocrazia o per far valere i propri diritti e quelli dei cittadini di fronte a storture e inefficenze, si è dovuto cambiare famiglia di appartenza: dallo stato ad un partito, un sindacato, un gruppo portatore di interesse.

Tutti, comunque, tipi organizzativi fondati su legami forti e vincolanti (ad una persona, ad una ideologia ad una opportunità). Oggi grazie ad inernet le intermediazioni di queste strutture non sono più in grado di reggere e l’individuo ha l’opportunità di mantenere legami deboli ma efficaci con un numero elevato di altri individui che condividono il suo stesso modo di vedere le cose. Ha gli strumenti per organizzarsi e lavorare e raggiungere una massa critica, in taluni casi, anche notevole. Massa che lo aiuta ad innovare.

Nel Libro citato si fanno numerosi esempi di organizzazione decentralizzate e a legame debole “loosely coupled“. (Alcolisti anonimi, al Queida etc…). Al Barcamp Innovatori PA c’erano molti alcolisti anonimi della Pubblica Amministrazione.

Il punto 9 è caro a tutti. Sopportare l’ambiguità è un esercizio che qualsiasi impiegato ormai ha nel DNA. Non sarà bello ma è anche molto molto istruttivo.

Il punto 11 lo descriverei così. Il premio dell’innovazione è la possibilità di innovare ancora. Quindi, raggiunto un obbiettivo che diventi di tutti è nelle cose se ci si ponga in quest’ottica e si punti al prossimo. Nel pubblico tutto questo ha una valenza in più. E’ una missione istituzionale.

Ma al tavolo no ho parlato solo io, sono intervenuti un po tutti su questo tema, rilevando innanzitutto:

  • lo sdoppiamento di personalità nei confronti dell’innovazione. Ovvero, si propone di utilizzare un nuovo strumento o metodo di lavoro incontrando resistenze da parte di colleghi che il giorno dopo però gli raccontano di aver decriptato il segnale televisvo satellitare per guardare la partita.
  • questo a causa del sopravviere della cultura dell’adempimento e dall’assenza del benchè minimo sistema incentivante sotto il profilo personale e professionale.
  • L’assenza di tutela e difesa nei confronti dell’esercizio di potere e dissuasione di coloro che, in difesa di interessi consolidati, reagiscono contro coloro che cercano di portare il cambiamento. L’innovazione rompe sempre equilibri ed interessi pre esistenti. Si sa. Ambiguità.

I tempi stanno cambiando  e l’uso consapevole della rete costituisce un nuovo grande strumento in mano a tutti coloro che vogliono intraprendere la carriera di catalizzatori e contribuire a decentralizzare la propria organizzazione. Il tentacolo di una stella marina ricresce un ragno senza testa muore. Bisogna ricordare sempre a noi stessi, ai dirigenti, ai ministri. “Lo Stato sono io” in carne ed ossa.

Un ringraziamento a qusto punto va a Gigi Cogo per lo sforzo profuso nella costruzione di quella fantastica loosely couple organisation che è innovatori Pa, a Flavia Marzano per la sua cortesia e contagioso entusiamo e tutti coloro che ho incontrato e rivisto e che non ho citato. Il post è già abbastanza lungo ma ho ancora qualcosa da raccontare dell’esperienza vissuta al TAvolo del Processo alla PA. magari nei prossimi giorni.