Pier Paolo PasoliniLa vicenda di Eluana Englaro è di una potenza emotiva che travalica l’umano sentimento. E’ di una potenza politica che travalica lo storico. La vicenda di Eluana Englaro è più di una metafora è un’allegoria della morte, non solo civile (civilmente è già morto da anni), di un paese: L’italia.
E’ sintomatico dello stato di decomposizione del nostro regime, il fatto che, gli ultimi rimasti a difendere la dignità umana, individuale e collettiva; la libertà tout court; la speranza di sopravvivenza del germe di democrazia che con difficoltà, poche persone, hanno conquistato negli ultimi 80 anni versando il loro sangue; a difendere tutto questo siano rimaste persone “morte”, o sulla soglia della vita: Eluana Englaro, oggi, Piergiorgio Welby, poco tempo fa.

Persone morte che vivranno per sempre e che hanno cercato di svegliare un intero popolo di morti viventi.

Potremo ringraziarli non appena il volto più feroce del Regime che finalmente si sta rivelando porterà via molti di noi. E’ alla voce di un altro “morto” che vivrà davvero in eterno che affido le riflessioni che non sono in grado di esprimere con chiarezza ed oggettività distaccata. Pier Paolo Pasolini.

Non è un caso che sia arrivato a leggere le sue lettere luterane solo oggi, a 37 anni, padre di due figli e alla vigilia di un periodo della nostra storia che sarà tra i più duri che potremo ricordare. Non è un caso e solo oggi capisco quello che avevo intuito semplicemente sfogliandole ogni tanto e scappandone fino a sentirmene in colpa.

Non ho letto Pasolini fino ad oggi perché non l’ho voluto leggere e non mi consola scoprire di non essere stato l’unico a spaventarsi e fuggire. Ben più illustri e rispettabili personaggi lo hanno fatto e nemmeno nel silenzio della vergogna ma anzi dandosi alla detrazione e al dileggio di colui che è stato l’unico intellettuale italiano di questo secolo.

Non è un caso che sia arrivato oggi, a 37 anni e due figli, a guardare in faccia Pier Paolo Pasolini; in questi giorni in cui sono incapace di darmi alla politica attiva come mi spingerebbe il carattere. Incapace e convinto ormai della inutilità di qualsiasi azione politica di resistenza. Resistere è inutile e dannoso, ora. Preferisco le lettere, per i miei figli. Preferisco camminare l’unico sentiero dove risiede la flebile speranza di cogliere uPeppino ed Eluana Englaron “senso” che li aiuti a comprendere l’orrore che ci aspetta.

E’ l’unica cosa che posso fare come padre per “salvarli”. Cercare di trovare presto quel “senso” che fino ad oggi mi sfuggiva o meglio fuggivo.

Fuggivo, come tutti, in primis i detrattori di Pier Paolo Pasolini dalla colpa: la colpa dei padri. Quella colpa per cui i figli, incapaci di liberarsi da soli meritano la condanna e la punizione.

Quella colpa che nasce dal

“credere che la storia non sia e non possa essere che la storia borghese” […] “L’idea che il male peggiore del mondo sia la povertà e che quindi la cultura delle classi povere deve essere sostituita dalla classe dominante.”

E’ questa idea il motore primo della crisi di questa civiltà, della sua economia e della sua politica. E’ questa idea responsabile della mutazione antropologica prodotta dal genocidio culturale che segna la civiltà dei consumi.

Scrive ancora Pasolini (Pier Paolo per il quale posso dichiarare un vero e proprio amore, paterno, filiale e carnale, storico e attuale)

“Ma poi è arrivato il momento della mia vita in cui ho dovuto ammettere di appartenere senza scampo alla generazione dei padri”.

E’ arrivato per tutti quel momento. Pagheremo in quanto figli e in quanto padri le nostre colpe perché

“Ebbene, io penso, intanto, che anch’io ho diritto alla vita perché – pur essendo padre -non per questo cesso di essere figlio. Inoltre per me la vita la vita si può manifestare egregiamente, nel coraggio di svelare ai nuovi figli, ciò che io veramente sento verso di loro. La vita consiste prima di tutto nell’imperterrito esercizio della ragione: non certo nei partiti presi e tanto meno nel partito preso della vita, che è puro qualunquismo. Meglio essere nemici del popolo che della realtà.”

Se questo governo ha il consenso della maggioranza degli italiani, di questo popolo, io, sin d’ora mi dichiaro suo nemico.

Dedicato a Peppino Englaro e alla sua Resitenza.

Resistete. Leggete

Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane. Il progresso come falso progresso (1976)
Intr. di Alfonso Berardinelli
Einaudi, Torino 2003
Einaudi Tascabili. Saggi, pp. XIII-208
Euro 9,80

PS:

Pier Pasolini, il poeta vedeva tutto questo già nel 1975 e sono state pubblicate postume. I morti ci parlano.

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