Immagine di Espianti
Giuseppe Catozzella ha scritto poesia ed è al suo primo romanzo. Ai poeti si sa basta una parola per raccontare una storia. Una ricerca della verità sull’orrore degli Espiànti d’organi umani ed il loro commercio criminale diventa una storia di Espiànti colpe di un intero sistema sociale fondato sul mercato e sulla mercificazione della natura e della vita umana. .
Nel breve spazio di una telefonata, Livio, il protagonista di questa storia avvincente, ripercorre nella sua memoria un viaggio che dalle Lezioni di filosofia alla Statale di Milano lo hanno portato in Australia passando per l’India, i mondi virtuali di second life e l’amore per Lene, quattordicenne, figlia perduta di un funzionario del ministero degli Interni Italiano.
Seguendo le tracce di un rapporto di intelligence che dalle stanze dei servizi segreti italiani finisce nelle procure, Livio passa dal nichilismo organizzato nel suicidio seriale e di massa di un gruppo di professionisti Italiani reclutati facilmente su internet, alla scoperta della sacralità della vita celebrata nel Kumbh Mela indiano dove la criminalità organizzata si rifornisce di organi per un mercato invisibile e redditizio.
Il sacrilegio del corpo umano nasce dalla domanda di organi che, nei paesi sviluppati, il progresso della medicina ed il benessere ha generato per allungare la speranza di vita a danno dei diseredati della terra.
In una società dove il metro del denaro attribuisce un valore ad ogni oggetto e tutto si mercifica, il valore della vita umana si perde inesorabilmente ed il suicidio diventa un’espiazione inutile e commerciabile grazie al sistema dei media.
Se la vita e la morte scorrono lungo un fiume invisibile che la religione induista colloca parallelo al Gange allo Yamuna se a separarle c’è solo la Differànce di Derridiana concezione, Livio trova la terza via ripercorrendo quella linea invisibile, scoprendo che è li il luogo geometrico di tutti gli istanti dell’essere, dove tutto prende corpo e dove tutto finisce nell’eternità. E’ in quel luogo che sta il segreto di vivere è li che finiscono lo stilista milanese suicida e l’amica amata. La differenza sta solo nel come arrivare alle sue acque, nel come spendere il tempo e l’agire che ci è dato. Tutto li, cristianamente. Non è un caso che Livio abbia 33 anni quando decide di “risorgere” e farsi testimone, di fronte ai magistrati della verità che ha scoperto e provare ad inchiodare il male alla sue responsabilità. Espiando.
Il romanzo lega insieme induismo e cristianesimo, mitologia greca e filosofia in una vicenda che spinge al coraggio e alla ricerca delle responsabilità individuali delle proprie azioni, attraverso la testimonianza, in un epoca ed in un paese, L’Italia, che sembra averlo perso.
Se vi state chiedendo cosa potete fare per cambiare le cose, per sopravvivere in un’epoca dove tutto sembra precario, lavoro, cultura, valori la risposta è semplice. non basta aprire gli occhi, ricercare e comprendere. Bisogna agire, raccontare e tornare a testimoniare. Ciò che è vero ed invisibile tornerà a brillare alla luce del sole e ci potremo bagnare nelle acque del Sarawasti come uomini interi, tutti d’un pezzo. Vivere o morire farà comunque meno paura.