In un tempo dove sullo schermo si agitano immagini edulcorate e storie di violenza surrogata o spettacolarizzata, il Film di Salvatores tenta di riportare il cinema su binari più umani e spaccia emozioni nella giusta misura senza troppi effetti speciali.

Certo Ammanniti non è Flannery O’Connor e l’opera della Grazia non emerge con forza. Quindi si finisce per non capire molto del dramma che sconvolge le vite per altro già abbastanza sconvolte dei personaggi che al Cinema devono tutto alla bravura degli attori. Filippo Timi e Elio Germano.

Senza la loro presenza scenica, una bella fotografia, la potenza della gelida natura del Friuli e l’abilità di Slavatores nel muovere la macchian da presa la storia risulterebbe banale.

Nel complesso si esce però con lo stomaco abbastanza rimasticato che di questi tempi non guasta.

Certo per chi non guarda il mondo con occhi cristiani da salvare nel film non resta molto