Riprendo un post che ho scritto un po di tempo fa e ci aggiungo altra amarezza per la notizia della condanna a morte di Roberto Saviano.

Per fortuna Roberto Saviano non è uno di noi.

Roberto Saviano non è uno di noi, appartiene ad una specie in via di estinzione. Sono gli uomini con il coraggio, con il senso civico, capaci di agire al di la del proprio interesse individuale che sia economico, affettivo o semplice quieto vivere.

Roberto Saviano non è un modello.

E’ un pezzo unico ed inimitabile sempre più raro da trovare. Roberto Saviano ha raccontato la camorra, non quella storica, quella dell’onore, non quella drammaturgica delle fiction, non quella sociologica dei saggi in libreria. Ha raccontato una camorra che respira, sempre più viva, che fa paura come fa paura una belva alla quale puoi sentire il fiato, che fa business e si confonde con i modelli che sono diventati il riferimento culturale del successo. Imprenditori che si arricchiscono.

Roberto Saviano ha raccontato la terrible banalità delle azioni criminali, la loro semplice esecuzione quotidiana, tra una pizza al ristorante, una lezione a scuola, ha raccontato della loro ineluttabilità per la sopravvivenza, della loro semplicità tanto da essere lasciate ai bambini. Ha svelato la mistificazione e la retorica del coraggio che nascondono una vigliaccheria ed una povertà morale senza fondo.

Roberto racconta dei bambini soldato di Napoli, dei bambini che scaricano i rifiuti tossici e camminano nell’immondizia, la stessa immondizia che oggi occupa tutti I giornali (nel periodo in cui scrivevo questo pezzo, ndr), solerti nel crearne altra.

Saviano Ha raccontato la camorra, le mafie come mai nessuno prima, innovando la forma del romanzo, dando al suo libro la sua carne e il suo sangue. Roberto ha creato un nuovo oggetto letterario e ha rimesso brutalmente in contatto la letteratura con il mondo reale. Ha potuto farlo perchè in questa epoca la realtà di questo paese ha assunto forme incredibili, per sopportare i quali, solo la letteratura ti può correre in aiuto.

La Realtà va al di la della pura invenzione, infrange tutte le regole, le leggi, il buon senso, l’evidenza e lo fa, raccontandosi, in TV e sui giornali giocando come un autore fa con i suoi personaggi. Svela il colpevole prima della fine del libro ma la trama va avanti, perché la tensione, il Conflitto oggi, sta in ogni piega della realtà che si racconta, sta nei gesti quotidiani, va a dormire la sera e si risveglia la mattina, prende l’autobus e squilla al telefono. A volte la Realtà offre colpi di scena; all’improvviso arriva un deus ex machina e la chiude li, la storia, con due colpi di pistola vaganti e destinati a qualcun’altro, che sta nel posto sbagliato al momento giusto e a pagare è qualche personaggio minore, il lettore.

Roberto Saviano, la sua letteratura, l’uomo (si ostinano a chiamarlo ragazzo, come se nella sua vicenda ci fosse un non so che di avventato, di ingenuo; che grande viltà chiamarlo ragazzo!) è unico e per questo non si può chiedere a noi civili estinti di imitarlo.

Non si può chiedere ai singoli di avere lo stesso coraggio che ha lui, perché pochi ne nascono di simili e forti.

Si può chiedere una risposta civile, alla collettività, alla cosa pubblica, allo Stato che ha strumenti maggiori per difendersi, quello si, ma di ragioni per sperare non ce ne sono. Non sono una speranza ma un illusione necessaria quel milione di copie di Gomorra vendute, e il numero enorme di traduzioni . Gomorra dovrebbe essere regalato nelle scuole, paracadutato come I voltantini propagandistici nelle zone di guerra. Gomorra dovrebbe essere diffuso negli URP dei comuni di tutta Italia, e se Berlusconi volesse spendere due soldi bene, dovrebbe pagarne una copia ad ogni italiano e recapitargliela nella buca delle lettere. Dovrebbe scendere in campo e urlare: “Se volete uccidere Saviano dovrete ccidere anche me”.

La politica non sarebbe più fantascienza, di trasformerebbe incredibilemente in qualcosa di oggettivo, reale, vero per tutti noi. E invece ci resta l’immondizia, le deiezioni di maiali inumani come i vari boss dai nomi ridicoli. Sandokan. Verrebbe da ridere se non fosse tragedia vera e la vita di Saviano fosse in pericolo.

Saviano, Napoli, L’immondizia, la politica. L’immondizia ha tante forme, quelle che intossicano l’ambiente e quelle che intossicano la civiltà. Antonio Bassolino, lo ricordo quando per molti compagni del PCI era ancora una speranza, oggi, non riesco a trovare le parole per definirlo e per raccontare il disgusto con il quale assisto al suo resistere attaccato alla poltrona. Un rifiuto tossico anche lui come gli altri.

Un paese dove la classe politica resta in sella anche sommersa dall’immondizia , il proprio paese in mano a bande criminali, nutre di diossina la propria terra e la propria morale.

Se Roberto Saviano fa parte di una specie in via di estinzione, noi persone normali siamo già morti e morti I nostri figli, a tutte le latitudini, a Napoli come a Milano come a Parigi. Agonizzanti negli atelier delle griffe che hanno radici nei bassi casertani dove si cuciono borse, partecipiamo ad un mercato drogato, fatto di regole e leggi che sono solo un gioco; un diversivo per distogliere lo sguardo dalla realtà fredda come la canna di un fucile: lo sviluppo economico poggia sul potere della violenza, sull’occupazione militare di territori e risorse, sull’arbitrato delle pistole. Questo Sta Scritto in Gomorra. Leggetelo.

Per fortuna Roberto Saviano non è uno di noi e per fortuna abbandona questo paese che io abbandonerei per molto, molto meno.

E’ Roberto che ci abbandona, O è che questo paese che ci ha abbandonati, da troppo, troppo tempo?

Bravo Roberto e Soprattutto Grazie