Riprendo dal blog di Beggi, leggo, soffro e rifletto.

http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html

come uomini, come persone, capita sempre più spesso di perdersi di vista. L’episodio raccontato da barbara oltre che darmi il voltastomaco ha risvegliato la paura. Mi sono chiesto cosa guardassero gli omini dietro l’obbiettivo, cosa siamo abituati noi a vedere di fronte, spinti da ritmi di vita forsennati e precari. Carrefour come altre catene tritalavoratori, tritaconsumatori, tritambiente, sono la sublimazione di un modello di sviluppo che si fa sempre più modello sociale, deserto culturale, autismo collettivo. Nessuna passione nel lavoro, nessuna soddisfazione, nessuna fiducia, nessun futuro ma solo numeri, orari, tempi strettissimi e poi a casa.

Ho paura, un giorno, di ritrovarmi dietro un obbiettivo, disumanizzato al punto dal non riconoscere il bisogno di un bambino. Chi è il vero autistico? noi o lui? Spero presto che la sua fantasia, quella del piccolo bimbo di barbara, il suo mondo, possa diventare uno splendido racconto, immagini che poveri fotografi, terminalisti, ammalati di televisione non possono nemmeno sognare.

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