Lo stadio è gremito come nelle domeniche di festa ma migliaia di spettatori in piedi ai bordi della pista di atletica non si erano mai visti, in questa cittadina della Grecia che una vota si chiamava Olimpia. Non ci sono televisioni ne elicotteri che volteggiano nell’aria.  Gruppuscoli di atleti ai lati della pista discutono sull’ordine di partenza, altri mangiucchiano il loro pranzo al sacco.

"Partiranno prima i cento o i duecento?" la domanda salta di bocca in bocca e fa il giro della pista. Non si capice. Una confusione gioiosa riscalda la folla, qualcuno decide per un posto sul versante della collinetta che sovrasta lo stadio.

Bandiere con i colori della pace si agitano. Partiranno con il vento contrario. Un piccolo esercito di volontari prepara i cronometri, distribuisce bottigliette d’acqua, sistema le transenne a pochi metri dalle corsie.

la pista non è in ottime condizioni ma oggi non conta molto, a correre ci saranno i milgiori atleti del mondo, quelli che hanno deciso di disertare Pechino 2008.

Con un tam tam via internet si sono organizzati in meno di 3 mesi e hanno deciso che le Olimpiadi non le volevano perdere.

"Sono un atleta ed un atleta deve correre ma sono un uomo ed un uomo deve vivere a posto con la sua coscienza. Non marceremo sul genocidio di un popolo, ne in nome degli sponsor ne in nome della ragion di Stato Ci vediamo tutti a Olimpia a giugno. tutti solo per correre come quando eravamo bambini e sognamavo le Olimpiadi ".

A parlare è un noto centometrista in odore di record di cui non ricordo il nome e che ha messo il video con questa dichiarazione su You Tube.

Il messaggio ha comiciato a correre lungo i fili del telefono di tutto il mondo più veloce della luce e tanti altri atleti hanno deciso di seguirlo. Amici e rivali hanno scelto di correrle da soli queste olimpiadi senza sponsor, senza stati, senza federazioni, politici e uomini dello spettacolo. Sportivi e basta, amici e rivali solo per il gusto di correre, di misurarsi. Perchè è tutto li, in fondo, in quella manciata di secondi dove dare tutto, spendere la potenza accumulata in mesi di fatica, sudore e sogni di gloria. Morire in una decina di secondi per rinascere quattro anni dopo.

Olimpia è piccola come il mondo è piccolo e l’antico stadio pùò contanere un’evento che ha dell’incredibile.

E’ iniziata così con lo scatto d’orgoglio di un atleta l’edizione più bella delle Olimpiadi moderne.

All’improviso la folla attorno alla pista si agita. In un organizzato disordine si apre rapidamente per fare largo al passo scomposto di un omino con una tunica arancione che porta un a torcia fiammeggiante. E’ arrivato il tedoforo. Ha corso a piedi per mesi, da Lhasa a qui e le migliaia di curiosi, atleti, volontari oggi lo osservano in silenzio accendere il braciere.

Non c’è tempo da perdere, è ora di togliere le tute ed infilare le scarpe, spostare le borse ai lati della pista e riscaldarsi. Alla fine del lungo applauso sarà l’ora di correre. Non ci saranno interviste, non ci saranno protocolli o cerimoniali, solo una conta e l’urlo: pronti, partenza, viaaaaaaaaaa come facevamo da bambini quando sognavamo le Olimpiadi.