L’ altro giorno ho fatto due chiacchere con Simone, un amico che si occupa di SEO. Mi ha fatto notare un comportamento strano di Google per quanto riguarda Page Rank e Ranking nella SERP. Sameplace, il plugin di Firefox di bard ha un nuovo sito basato su drupal e un page rank 5 (i ragazzi non sono malaccio). Sameplace è però, ahimè, anche un bar a luci rosse di Amsterdam, che in termini di page rank sfoggia un comunissimo 3 ma che arriva primo nella SERP che risulta cercando “samplace”.

La cosa smitizzerebbe il Page Rank come parametro fondamentale per il ranking su Google. Analizzndo alcuni parametri come Yahoo links e vari rankng del sito viene fuori che l’unica ragione plausibile a parte il prezzolamento che può determinare un tal risultato è nella longevità del dominio che è on line da Aprile 2004, mentre Sameplace.cc è on line dal giugno 2006. Un paio di anni valgono quindi almeno un paio di punti di pagerank.
Di fatto inizio a spiegarmi anche perchè scriptavolant.net da 4 che aveva di page rank qualche mese fa è caduto inspiegalmimente a 3. Se faccio un lookup con il plugin seo di Firefox la data non viene fuori. Indagherò.

In seguito la discussione è scivolata sul tema pagerank e delle techiche per migliorarlo. Posto che scrivere ottimi contenuti, partecipare alla “disucssione” e aspettare di essere linkati da fonti rilevanti è sempre, se non l’unica, tecnica per migliorare il pagerank, quella di non “diluire” il proprio “link juice” impedendo agli spider di seguire gli outbound link (usando l’attributo rel=nofollow), almeno per i link che portano a pagine SERP “interne” al proprio sito, a quelle non particolarmente rilevanti (tipo quelle aministrative dei cms, o quelle istituzionali) o a quelle per cui scalre la s è ipossible perchè hanno una keyword density elevata su termini ad elevata competizione.

Il tema è controverso e forse capzioso e non del tutto rilevante. Mi limito a notare che se tutti applicasero la regola di “conservazione” del proprio page rank impedendo agli spider di seguire l’umore ipertestuale di chi produce contenuti probabilmente i risulati dei motori di ricerca non sarebbero esattamente migliori di adesso e la nostra SEO perderebbe di reale importanza, altro che coda lunga. Chi c’è c’è e tutti gli altri cacciati in fondo.

Il nofollow è forse una scelta tattica ma sicuramente contraddisce lo spirito per cui è nato il web e se la vostra intenzione è quella di esistere a lungo sul web non credo che i trucchetti siano una buona scelta.

Se poi la longevità è davvero una paraemetro rilevante almeno per google, la strategia paga sulla tattica.

La questione sembra piuttosto messa in giro per favorire il business della SEO che troppe volte è fatta da alchimisti e chiromanti più che da professionisti e scienziati.