Ho deciso, dopo la seconda giornata di trasferta nella trasferta, di affrontare la terza dopo una robusta dormita in quel di Moncalieri, tanto per aver l’impressione di sovrastare Torino e risparmiarmi 400 km dell’ andata e ritorno da Pogliano Milanese, dove ho gettato l’ancora questo settembre di migrazione. Migrazione geografica e di sistemi. Nella fattispecie Project Server 2003/2007. Avrò modo di scrivere prossimamente sulla questione, sempre che riesca a finire il post su Sharepoint che giace in attesa da un mese. Più che un post ce ne vorrebbe una serie Ne farò una serie alla tecnologia più interessante dal mio punto di vista, che Microsoft mette a disposizione delle aziende. Il conta kilomentri si ferma così a 800 km in due giorni ma salirà a 1000 in 4 giorni per chiudere la settimana a 1600 in 5 giorni, con il mio rientro a Roma, per una settimana.

Qui a Moncalieri, ho trovato asilo in un B&B che per le sue caratteristiche merita un post.

Il Piuns di Moncalieri non è la solita casetta o villetta carina e abbondante buona colazione che mi è capitato di trovare a Casorate Sempione, nel varesotto, qualche tempo fa. E è una villa di sicura schiatta (non so se sabauda), a Nord del Castello di Moncalieri, immersa in un giardino straordinario e con stanze arredate da una storia familiare lunga qualche generazione. Lo si avverte dal clima che si respira. La camera che mi hanno dato non deve essere la solita destinata agli ospiti.

Sto scrivendo sdraiato su uno bellissimo letto a barca, alto quasi un metro con di fronte una libreria da far invidia e un romanzo di Sciascia, che mi attende sul comodino per la nottata off line, troppo suggestiva per spenderla dormendo.

Sciascia l’ho pescato tra le centinaia di volumi polverosi che sono la cifra di quanto il tempo qui sia di casa. La struttura è grande, troppo grande per questi tempi e governarla evidentemente richiederebbe il recupero dei gradi di nobiltà che la borghesia moderna non ha.

Libri di storia, arte, filosofia e molti testi dedicati al cattolicesimo e alla chiesa romana dicono qualcosa di chi li possiede e mi ricordano che inseguendo il futuro e il progresso per lavoro mi sto perdendo il passato che, prima di cominciare questo mestiere, erano il mio pane quotidiano di studente. Erano il fuoco che alimentava la mia curiosità prima e prima o poi torneranno ad esserlo. Il mio presente mi rispecchia solo a metà ma la metà professionale si prende tutto il tempo.

Sulla carta è un bed and breakfast ma è anche biblioteca e pinacoteca. Quadri appesi dappertutto salgono dall’ingresso su per la scala fin dentro la stanza, soprattutto disegni a matita di autori che, purtroppo non conosco, dato che della storia dell’arte tutto ignoro tranne le belle sensazioni che mi danno i tratti.

Su un comò al centro della stanza, frutta fresca. Una banana, due mele ed i raspi di un paio di grappoli di uva fragola di questa vendemmia, dal sapore straordinario.

Legno e marmo sono i miei compagni di camera, un contrasto tra calore e freddo che le luci tenui delle abat jour con un cappello rosso mescolano insieme perfettamente.

Attorno ai quadri danzano miriadi di soprammobili, candelabri, croci in ferro battuto, vasi e anatre di porcellana.

Arrampicati su questa collina siamo tra Torino e la Val D’Aosta al termine di una strada stretta sul versante.

Qui si ha la sensazione di essere fuori dal tempo in un qualche luogo tra il medio evo e gli inizi del secolo scorso. Mi immagino cisalpino o sabaudo, cavaliere al servizio di un feudo o borghese. Piove, fitto ed abbondante, il che rende la situazione ancora più suggestiva ed il silenzio secolare aggiunge un pizzico di inquietudine.

E’ Come essere da soli in compagnia di fantasmi e personaggi della storia, trasformato io stesso in un fantasma pronto ad un gran convitto. In questo silenzio si può dialogare con gli oggetti che qui abitano senza annoiarsi minimamente. Non capisco perché abbiano messo sul comò al centro della stanza un inutile televisore con le sue antenne messe a V. Sembra uno di quei pugili sconfitti e suonati che comunque alzano le braccia al cielo in segno di vittoria mentr passeggiano verso l’angolo sbagliato, grati di essere arrivati in fondo al match.

L’idea di tornare domattina ad occuparmi di tecnologie non mi appare così allettante come quella di continuare a sentire questo silenzio per qualche giorno. Peccato non si possa fumare, l’aroma di un sigaro o di una pipa prima di spegnera la luce sarebbe perfetto.