Ritorno da un giro del nord Italia in due giorni, fritto come un AMD e con una lista di cose da fare nelle prossime settimane kilometrica.

Blogbabelando la parola Cisco faccio un giro sui commenti a caldo dell’ Aperitivo Milanese.

A parte il coup de teatre di Lele Dainesi che entra in Cisco come uomo media e guru del blogging mi premerebbe smorzare gli entusiasmi di chi cerca la notizia nella notizia e strilla che al primo blogger italiano assunto da una grande azienda. Lele è innanzitutto un giornalista, sa fare bene il suo mestiere e lo fa con passione.

Lele ha il giusto piglio mondano e meneghino per destreggiarsi nel rutilante mondo delle PR (Public Relations) e dei PR (Press Release) e solo incidentalmente è un blogger. Sa interpretare al meglio i nuovi media e se sai fare bene il tuo lavoro ti pagano, (o almeno dovrebbe essere così e per una volta tanto ce ne da rallegrarsene).
Certo i più disorientati hanno riconosciuto una dose di comunicazione da manuale e qualcuno se ne è lamentato ma le aspettative forse erano troppe come forse un po sovrastimata da parte dei media e dalle relazioni esterne delle grandi aziende.

C’è una cosa che non capisco, e no mi stanco di scriverlo, in certe polemiche sulla “mediaticità” di certi eventi. Se è vero che, finalmente, le aziende devono imparare le logiche di una comunicazione “paritaria”, narrowcast, è anche vero che gli ambiti professionali “artigianali” hanno l’opportunità di imparare non solo le logiche della comunicazione di massa ed istituzionale ma anche le prassi.

La comunicazione aziendale è in una fase di transizione ma non è mica morta e sepolta e avrà le sue ragioni di essere ancora per un pò.

Con pochi mezzi e molto lavoro, grazie al blog, piccole e medie aziende, gruppi di individui e singole persone hanno la possibilità di confrontarsi su un terreno che fino a qualche tempo fa era esclusivo, spesso auto-referenziale.

Capisco che in pochi hanno voglia di “comunicare” e preferirebbero concentrarsi nelle proprie attività chiave ma proprio a quei pochi la “comunicazione” è più utile e mai è stata così a portata di mano.

Per quanto riguarda CISCO consiglierei al suo responsabile social media (che è amico mio) di metter un po di pulci nelle orecchie delle persone che poi decidono. La pulce più insistente è quella che sostiene che ai blog e allo human network non si sta vicini ma ci si sta dentro. Un mio mio vecchio amico diceva che “la vita è una giostra di m….a e chi sta fuori prende solo gli schizzi”. Quindi per le large corporation un corporate blog non serve. Meglio piuttosto un bel network di blogs con la voce dei dipendenti, a diversi livelli di responsabilità in diverse divisioni. Sarebbe un bel successo e un’operaizone veramente utile per lanciare lo Human Network e dimostrare che non è solo una operazione di comunicazione. I primi router intelligenti come persone (ne più, ne meno) targati CISCO sarebbero un successone e Lele, il Robert Scoble Italiano.

Comunque a sapersi muovere nell’evento oltre al piacere di incontrare amici e conoscenti e trovare sempre spunti interessanti (sulle quali tornerò) qualcosa di utile è venuto fuori.

Interessante è stato notare come una persona che ha cominciato la sua carriera in SUN ne ha mantenuto la visione e l’ha portata con se in una nuova azienda. Network is computing (il visionario pay off di SUN) e le recenti acquisizioni di CISCO vanno in questo senso.

Parlando con Venturi si sono meglio compresi alcuni dei punti di snodo della strategia che ha spinto CISCO ad occuparsi di network in senso più ampio che non quello dei singoli apparati di rete.

Lo Human Network, o social o come lo si voglia chiamare è, bene o male, destinato a crescere e le connessioni saranno sempre più diffuse e semplici.

Sulla rete transiteranno masse di dati sempre maggiori (c’è da scavare ancora nel deep web), si sposteranno applicazioni e costumi e una CISCO a caso è interessato a produrre dispositivi che siano in grado di sostenere questa crescita.

Negli apparecchietti che spacciano dati prima o poi dovrà aumentare l’intelligenza ed arrivare a quella potenza di calcolo che oggi riposa nei personal computer. la rete si alzerà di un livello e la velocità di questo cambimento dipende in una buona parte da attori come CISCO. Da comuni mortali possiamo congetturare sul timing dell’operazione: se proprio ora si lancia un’operaizone mediatica sullo Human Network questo cambiamento non deve essere poi così lontano.

A un aperitivo ci si diverte e è la sede per metter giuù un discorso più politico. Oltre che le mai troppoo ribadite richieste di apertura del mercato italiano, di regole certe e di maggiore attenzione alla ricerca e all’innovazione che tra un prosecco ed una birra si fanno in tutti i salotti che si rispettino, ci sarebbe magari da ragionare su alcuni punti:

Verizone e Sprint c’hanno i tubi, CISCO c’ha i rubinetti e google l’acqua, più o meno questo potrebbe essere un ipotetico scenario di un mercato che orami è sbagliato etichettare solo “delle tecnologie della comunicazione”. E’ molto di più e sempre di più sarà quello delle applicazioni e dell’accesso a determinati diritti ed opportunità. Tutti e quattro i signori sono soggetti di diritto privato anglosassone. Si aprla sempre della Cina e della deferenza di google alle politiche censorie ma si guarda troppo poco in casa. Fine del pilotto socio economico politico.

e di qusto post che doveva essere breve.

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