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In questo post un po lunghetto:

  • Perché Ritalia è importante e perché mi piace
  • Cosa è successo in Europa negli ultimi 10 anni nel settore delle tecnologie ICT per il Turismo: cosa c’è da sapere, cosa da tenere e cosa da buttare (prima puntata)

Perché Ritalia è importante e perché mi piace
Fa un certo effetto urlare nel vuoto e scoprire che molte voci hanno fatto lo stesso. Fa piacere assisteste che tutte queste voci stanno generando una eco straordinaria. RItalia è un idea, un progetto ed un barcamp nati dal basso come reazione allo scandalo del portale Italia.it. una cifra imprecisata tra i 40 e 50 milioni di euro impegnati in un progetto che nato male, e realizzato con due anni di ritardo, non poteva essere che superato.
Taluni hanno ritenuto la reazione della blogosfera troppo virulenta e auto referenziale (Carlini, tra questi) ma il punto non è il portale osceno ed il logo folle. Il punto è la cifra. Il rispetto per il lavoro altrui è sacrosanto e nessuno mette in dubbio la professionalità delle persone che si sono impegnate nel progetto ma con quella cifra dietro è proprio perché nomi e marchi coinvolti in questo progetto sono di alto profilo che un risultato del genere è apparso inaccettabile, farsesco, ai limiti della truffa.
In rete si protesta ma si è anche abituati a far da se: il do it yourself web è un vero e proprio fenomeno accelerato dall’ondata del web 2.0 ed è la regola per tutti coloro che credono nell’open source e nella condivisione della conoscenza, dei dati etc… Così dovrebbe essere per una pubblica amministrazione, visto che la materia prima con la quale lavora è “pubblica” per definizione.
La reazione degli utenti internet e dei bloggers non è stata affatto esagerata ne tanto meno auto referenziale.
Il Progetto RItalia sta li a dimostrarlo. Meno chiacchiere e più fatti.
“Staremo a vedere”, dicono i più scettici, quanto dura e cosa ne varrà fuori, alludendo ai rischi di insuccesso di una iniziativa del genere. E vorrei vedere che per un progetto nato dal basso, volontario, e con zero risorse non soffra di elevati rischi di fallire. Ma non è questo il punto. Ribaltiamo l’approccio. E se avesse successo? E se da RItalia nascessero un portale ed una community ad elevata partecipazione in grado di muovere persone verso il nostro paese contribuendo di fatto allo sviluppo del Turismo Cosa dovrebbe succedere?.
Si dovrebbe tutti chiedere a gran voce che la responsabilità per lo spreco eclatante di denaro pubblico e per il danno di immagine ad un settore chiave come il turismo per il nostro paese, venisse attribuita ad un soggetto preciso e che lo stesso paghi? Dovremmo chiedere le dimissioni di un ministro, il dirottamento dei finanziamenti milionari sul lavoro di quelle persone che lo hanno realizzato e che hanno speso risorse e tempo per dimostrare che questo paese non è solo fuffa, mammoni, o “datemi un posto fisso per favore”?
La risposta ovvia è si ma sappiamo che non avverrà e che semplicemente i soliti noti avranno per l’ennesima volta guadagnato una montagna di denaro restituendo alla comunità la prima “cattedrale nel deserto” virtuale della sua storia, che i blogger ed i volontari della rete che avranno fatto qualcosa di buono continueranno a lavorare a progetto per pochi euro per gli stessi che hanno realizzato i profitti su quella e altre cattedrali nel deserto che sorgeranno e che la pubblica amministrazione sul web continuerà a viaggiare con un paio di anni di ritardo sullo stato dell’arte.
Non fa niente, perché in questi anni abbiamo in molti imparato a godere della soddisfazione, effimera ma importante di veder affermato un principio nel quale crediamo e aver comunque dimostrato di essere capaci di fare qualcosa, nonostante tutto e tutti e che in fondo ancora sappiamo credere in quel principio per il futuro. RItalia serve a dimostrare che anche il web e la blogosfera sono “società civile” come lo è il terzo settore ed altre forme di aggregazione tradizionali.

E’ questo lo spirito straordinario di un fenomeno come RItalia che spero veramente cresca ancora e al quale parteciperò dando quel poco di esperienza in materia di ICT e turismo che ho accumulato negli anni passati.

Cosa è successo in Europa negli ultimi 10 anni nel settore delle tecnologie ICT per il Turismo: cosa c’è da sapere, cosa da tenere e cosa da buttare (prima puntata)
A RItalia parlerò di sistemi per il destination management e farò una carrellata di tutti i progetti che la comunità Europea ha finanziato con i programmi quadro e non solo.
Lo spreco non è solo un fenomeno italiano, anche Bruxelles c’ha messo del suo. In ogni caso negli ultimi 10 anni si sono poste le basi per la costruzione di un “basic technology stack” sviluppando piattaforme per l’integrazione dei sistemi, modelli di interoperabilità, standards per la condivisione dei dati e della semantica.

Dopo questa prima fase, la Commissione Europea ha finanziato diversi progetti per investigare la fattibilità di applicazioni avanzate che realizzassero servizi geolocalizzati, servizi di virutal reality based tourism, web services. Si sono esplorati anche gli aspetti architetturali muovendosi dai modelli, client server (n tier) verso quelli peer to peer che rispondono meglio alla realtà di un mercato frammentato come quello europeo fatto soprattutto da piccole e medie imprese, con diversi livelli di adozione di tecnologie e diversissime strutture di dati e linguistiche a fronte di una enorme ricchezza di destinazioni e a fronte di sempre diversi nuovi e diversi modelli di fruizione del prodotto turistico.
Sono almeno 71 i progetti tecnologici dedicati al turismo finanziati dalla comunità europea per un investimenti di centinaia di milioni di euro in quasi un decennio.

Solo pochissimi sono arrivati al mercato e ancora meno hanno ottenuto risultati rilevanti. Solo uno è degno di nota:
http://www.karavel.com/ un portale francese finanziato dal Programma Eureka Euroturism con 2.0 milioni di euro ideato da Christian Blanc ex AD di Air France e che è stato acquisito da Opodo per 60 milioni di euro (notare che noi ne abbiamo spesi 45 due anni dopo).
Poi c’è Tiscover, l’ unico player europeo (se no ricordo male) nel settore delle tecnologie ICT per il Turismo che ha partecipato a diversi progetti europei e che nel 2005 ha vinto la gara per la realizzazione del portalone Italiano come per altro quella di visiteurope.com (notizia).
Cosa sarà andato storto nel caso italiano?
Nessun progetto europeo in ogni caso è riuscito a mettere insieme una piattaforma che coprisse tutte le fasi del ciclo di acquisto on line di un prodotto turistico:
il cosiddetto “dream, plan, book and go”. RItalia potrebbe essere il primo. Questa è la sfida che mi piacerebbe intreaprendere.
La ricetta mischierebbe:
User generated contents, mashups e social network tools per il dream and plan, interfaccia con i global distribution systems (o magari con un sistema per la distribuzione italiano che si potrebbe e realizzare dirottando i soldoni di Italia.it sull’infrastruttura) per il book and go.
Questa più o meno la linea del ragionamento che proporrò a RItalia.