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Tra fette di salame, lardo ed adeguato innaffiamento di vini, ieri sera ho avuto il piacere di fare due chiacchere con Leo Sorge e Luca Boccianti. Un sottile filo rosso lega queste due persone alla mia storia professionale e personale. Chiunque abbia iniziato ad occuparsi di informatica e di internet prima del 2000 lo conosce. Alzi la mano chi non ha letto MC Microcomputer. Bene, Leo Sorge arriva da là.

A 16 ho iniziato ad interessarmi di informatica, avevi un Commodore Vic 20 e tutto quello che andavo imparando sui bit lo leggevo su MC. Oggi ne ho 36 ed il caso ha voluto che potessi ringraziarlo di persona.

Luca Boccianti, invece, è un programmatore, oltre che cuoco e libero pensatore. Io conobbi lui (ma lui non me) ad una delle lezioni del Master che ho frequentato nel 2002 alla Sapienza. Parlava della tecnologia che sviluppava per mandare avanti il portale di esperia.it, una creatura di Antonio.

Leo e Luca sono amici di vecchia data ma questo sottile filo che in qualche modo ci lega, anche se debole, ha fatto si che mi sentissi subito a casa. Il vino ha fatto il resto.

Il curriculum di Leo è troppo lungo per rissumerlo e lui troppo ecclettico per parlarne in poche righe. Oggi scrive libri di fantascenza e libri di informatica e di tanto in tanto traduce. Tanto per capirci: I chip di Nostradamus. Ma Leo è strano e poi ti sforna questo.

L’ulima fatica è la traduzione del libro di Bruce Sterling La forma del futuro che leggerò nei prossimi giorni gentilmente omaggiato.

Sfogliandolo, il libercolo non mi ha fatto un’otitma impressione. Originale l’idea che sta sotto alla ricerca ma ho già notato un cesto di parole nuove, di quelle che gli americani hanno un talento naturale nel creare e che hanno tutte le carte in regola per diventare buzzeggianti riedizioni di concetti ahimè non troppo nuovi. Eppure il ragazzo ci gira le Università americane, ben pagato ed inizia ad avere già la sua pletora di zeloti che diffondono il verbo. Ma è presto per drlo. Non si recensisce un libro prima di averlo finito.