For english readers: this is a post that takes part into a conversation started int Italian Blogoshpere about Italian blogosphre, so i dcided to write it in Itlaian first and make an english version available as soosn as possible.

Mutazioni della scrittura, commenti, blogosfera, elite, questo grossolanamente è il percorso che mi ha portato ad intervenire in un dibattito che si snocciola tra le “case” di Antonio Sofi, Simone Morgagni e l’onnipresente Mafe che invidio ed ammiro tantissimo per la fertilità multitasking del suo pensiero. Ma le donne, si sà, hanno un marcia in più.

Usando le categorie nelle quali si è divisa la blogsfera e a giundicare dai dati di traffico, dai commenti e dalla sua età il sottoscritto ed il suo blog sono fieri componenti dei blogger mediocri. La differenza rispetto ad altri “mediocri” la fa forse la ripulsione alla lamentala che mi porto dietro si dalle elementari e che da sempre consider altra forma di autoreferzialità, magari più sterile ma tale.
Comunque provo a tirar giù due idee mediocri essendo, la semiotica e la letteratura solo due antiche aspirazioni per ora rimaste tali.

La blogosfera non è la prima declinazione “conversazionale” apparsa sulla rete: forum e chat hanno una storia gloriosa alle loro spalle eppure non mi hanno mai coinvolto più di tanto. troppo frammentarie, specialistiche, intimistiche forse. non so. I blog sono un’altra cosa. Sarà il mezzo tecnico, sarà quel che darà ma i blog hanno una qualità ed una “pubbilcità” che di fatto ne elevano il conteuto ed il valore. Per questo partecipare alla conversazione richiede un impegno che spesso va al di là del normale. L’ora le 2:25 del mattino del 10 dicembre del 2006 ne sono un indice. Più che di essere mediocre mi sorge a volte il dubbio di essere “socilamente disadattato” o infinitamente “ecogenctrico”.
Ma questo è e altro non è dato. Quindi avvertirei i blogger mediocri che il prezzo da pagare per entrare nella “elite” è alto.
Di fatto, poi, mi trovo d’accordo con Mafe sulla mobilità dell’elite. Il problema è quello della long tail probabilemente e della difficoltà a scapparne fuori.
Personalemte, a Torino non ho avuto problemi a Parlare con diversi esponenti dell'”elite”. Vittorio Pasteris, Riccardo Cambiassi, Stefano Vitta, Lele Dainesi, Diego Bianchi, Luca Mascaro, Emanuele Quintarelli. Tranne gli ultimi due, gli altri li conoscevo solo attraverso i loro blog e la loro attività sulla rete. Certo avevo un argomento “forte” per rompere il ghiaccio, l’organizzazione del RomeCamp ed il punto è forse proprio questo.
La conversazione nella blogosfera è olistica, omnicomprensiava. Personalemnte mi trovo a scrivere ora dopo aver letto di programmazione, politica, letteratura, semiotica e diversi altri ambiti disciplinari. Il problema quindi, non credo si definitorio, come lo pone simone morgagni ne solamente pedagogico. Imparare l’usa dei feed o delle piattaforme di blogging non credo sià più difficile che apprendere l’utilizzo della e – mail che pure, oggi è all aportata di tutti.
Si tratta invece di “educare” le persone alla partecipazione, alla comunicazione, allo studio e alle relazioni personali. Cosa non facilee che non è riuscita ne alla scuola ene alla politica se non in periodi storici particolari.
Per conversare bisogna partecipare e non è un caso che l’elite dei blogger spesso corrisponda a quei nomi che peregrinano per conferenze e appuntametni divulgativi. I top blogger partecipano e poi conversano, sperimantano sulla rete e poi conversano.
I top blogger sono, spesso anche quelli che hanno un maggiore back ground nell’uso della rete e si occupano di comunicazione da tempo. hanno esperienza. Ma tutto mi sembra normale.
Sono d’accordo anche sulla questione della percezione. Spesso da fuori si ha una percezione diversa di dinamiche e relazioni che hanno una loro storia e una loro natura.
L’importante è non farsi inibire dalle proprie percezioni e adereire alla “conversazione” con tutto quello che comporta.
Utilizzando i commenti come “metrica” per il successo di un blog si rischia di cadere nelle stesse problematiche che affliggono le statistiche con qualche aggravante.
Blog stracommentati non necessariamente contengono contenuti di qualità. Basta una accurata selezione degli argomenti caldi e un pò di malizia e si scatenano baillamme a non finire sul sesso degli angeli. Scrivere pezzi “più” difficli e a volte “innovativi” invece può determinare invece l’assoluto isolamento perchè prima di commentare o rispondere è necessario riflettere ed approfondire un tema che spesso non è alla nostra portata. ciò non significa che non sia interessante per molte persone e che non si venga letti.
Per questo, momenti come il BarCamp sono utili e riscuotono a mio giudizio successo. Facilitano la partecipazione e auspicabilemente allargano la discussione. Prima o ppoi l’elite crescera o si modificheranno gli assetti.
Il fatto che ci sia uno spazio dove “teatralizzare” la conversazione in rete mi sembra una interesante chiave di volta per garantire che il ricambio del’elite da un lato e la percezione della blogosfera dall’altro si ricolleghino e se faccia sintesi.
Certo l’ultimo intervento risolutivo di b.georg ra commento del post di Sofi ende tutto lo
sproloqui soprastante quasi inutile. Mi sembra un’analisi che sebbene
complessa squarci il velo sul medium internet inteso come “testo” nel
senso più ampio possibile e sulla sua capacità di incidere nei rapporti
con gli altri da un lato e con noi stessi dall’altro.
Per molti versi mi riporata a delle riflessioni scatenate dal pensiero di Carlo Infante in Performing Media che ho fa poco letto e sulle quali magari cercherò di far sintesi prossimamente.
Data l’ora comunque ela quota che stanno prendendo i pensieri rinvierei ogni altra considerazione a data da destinarsi.

Un saluto a tutti.
PS.
Certo dai BarCamp scaturissero progetti comuni sui quali confrontarsi il problema dell’elite si ridimensionerebbe di molto.

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