in quanto unico autore responsabile di questo blog, ogni tanto sento il bisogno di chiederemi se sta seguendo una linea editoriale o ha preso a seguire il filo dei miei pensieri erranti.
Abituato all’internet da anni e un po per sua natura il mio neurone è ormai ipermediale, ipertustale erratico e pellegrino e speso ho il dubbio che chi mi ascolti perda il filo.

Sarebbe la fine per chi si occupa di comunicazione.
E allora provo a dipanare una sottile linea rossa tra nodi di un pensiero in divenire.

Di rencente è apparsa una nuova tematica sul blog. L’open source. di Information architecture, web 2.0, web writing, content managemetn ed internet marketing si parlava già.

Se c’è qualcosa che sto capendo sul web 2.0 è la seguente: è una grande e libera architettura orientata ai servizi SOA. Si si, quella che si stanno vendendo i grandi vendors IBM, SAP, BEA, Engeneering etc…

C’è e sta li e permette un sacco di cose. Lavoro collaborativo, social networking, applicazioni  office, più o meno tutto il panorama applicativo che sui personal computers si è affermato in almeno 20 anni di sviluppo.

Ma cosa unisce tutte queste cose insieme?

L’apertura e la collaborazione. Due parole che declinate nei diversi settori si trasformano in altrettanti termini:

per marketing – clue train manifesto, word of mouth, community building
per la comunicazione – conversational media
per la tecnologia – open source software
per il diritto – copyleft, creative commons
per il web design e l’information architecture – tagging folksonomies – social bookmarking
per la produzione di contenuti – grassroot, user generated content
per l’economia delle reti – social networking

Due parole che sul mercato non sono state fino ad oggi non sono mai state ben viste. Sanno più di sindacale che di manageriale. Diciamolo.
Il fatto che si stiano affermando come modello di business le fa apparire rivoluzionarie. In realtà chi ha seguito la parabola di internet non ci trova tante novità. Non chi si ricordi di john Perry Barlow, dei Grateful Death e fondatore della Elecctonic Fronteer Foundation, della sua “Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio

Il blogging ed il web 2.0 insieme alla diffusione della banda larga stanno portando più persone in quello spazio che prima era abitato da un’elite tecnologica ed intellettuale.

Oggi  la Electronic Fronteer Foudation sta conducendo una campagna per la difesa dei bloggers che vengono attacati sulla base di istanze legali pensate per i mezzi di comunicazione di massa.

Si possono fare delle donazioni (io la farò nei prossimi giorni) ed esporre il seguente:

Purtroppo Barlow ha un blog BarlowFriendz che non aggiorna ma quello che aveva da dire lo ha detto molto prima di noi e c’è da sperare che qualcuno prenda il suo testimone in nome del web 2.0. Noi abbiamo il nostro Beppe, forse è ancheper questo che il suo blog è nella top ten mondiale ed è seguitissimo anche negli USA.

in questo senso forse il web 2.0 non è una novità ma l’affermazione di un modello di internet che recentemente è messo sempre di più in discussione.

Il digital divide e i diritti di accesso alla rete diventano temi sempre più attuali.

Per chiunque si occupi di internet e si trovi di fronte al problema di far capire esattamente che servizi è in grado di fornire, penso valga la pena pensare a tutto questo. Prima o poi la domanda per orientarsi nel cyberspazio crescerà.

Il valore aggiunto che sono in grado di portare tutte le perosne che studiano la comunicazione in rete e le sue dinamiche potranno aiutare piccole e medie imprese ed individui ad ottenere una cittadinanza digitale migliore.