Mi piacerebbe partire per S. Francisco a novembre ed andare a vedere la Web 2.0 Conference.
Così per vedere un’altro mondo all’opera:

One of the strengths of Web 2.0 is the startup—a new company that bursts onto the scene with an innovative and promising new technology or business model. Last year more then 60 companies petitioned the conference chair for the opportunity to launch their new product onstage at Web 2.0. Only 13 were chosen to be featured in the Launch Pad Workshop

Ed in Italia? Luca Conti ha fatto una bella fotografia  del web 2.0 un paio di mesetti fa.

Si, lo so il web 2.0 non esiste. Lo leggo in ogniddove, me lo dicono branchi di amici. Geek.
Il web 2.0 non esiste se il web lo vedi solo dal punto di vista tecnico. Da qusto punto di vista  vale questa formula che ho trovato tra i commenti ad un post di download blog:

Web 2.0 = javascript per manipolazione dom e css piu’ xmlhttprequest.

che volendo si può raffinare aggiungendo altri termini come AJAX o Ruby e le API di un bel po di servizi. 

Si in questo senso il web 2.0 non è il web semantico prossimo venturo o l’ennesima next things, e probabilemente qualcuno sta provando a cavalcarlo finanziariamente. Bolle.

Però qualcosa di nuovo c’è. E non è tecnico. Sta qui la novità. Sono i migliaia di utenti, blogger o apprtenenti a social networks che non sono solo geek, che non parlano solo di tecnologie. Di nuovo ci sono tools web 2.0 che proprongono “suite office”, groupware, , li offrono gratis e senza bisogno di installare software opensource come in passato (che era ed è roba da geek o utenti avanzati). Il web 2.0 è una profonda e alta ondata di usabilità e user centered design che sta spiazzando anche i guru dell’information architecture e dell’usability.
si devono in fretta e furia ridisegnare concetti e teorie per spiegare questa nuova ondata e la nascita di nuovi pattern (il tagging su tutti) come nota giustamente Alberto.

A fronte di questa incrementata semplicità, le teorie per spiegarne il funzionamento ed il successo si fanno sempre più complesse e sconfinano nella teoria dei sistemi complessi. Parole come comportamenti emenrgenti, long tail effect, semantica diventano sempre più frequenti.

Qualcosa sta funzionando. La via tracciata da Don Normann è stata forse imboccata.

La tecnologia invisibile è arrivata anche sul web?