Eh, si. uno lavora, architetta, svillupa, produce contenuti per fare comunicazione sul web, investe e poi? Arriva un manipolo di tecnocrati e ti piazza su una lista nera. Quella di SmartFilter.
La Secure Computing è forse la leader nel mercato dei filtri per bloccare l’accesso a siti non desiderati e per il cotrollo dell’uso del web. Aziende e Governi lo usano per censurare ed impredire il suo utilizzo.
Il problema è che a dispetto del nome, queste tecnologie di Smart hanno proprio poco. Ne parlavano su punto informatico ci sono incappati quelli di Boing Boing, uno dei blog più letti al mondo, ci sono finito anch’io con un sito al quale stavo lavorando.
Dalla Regione Piemonte telefonano in azineda, devono parlare al responsabile per un progetto, hanno cercato innformazioni sul sito e smartfilter gli blocca l’url perchè il sito risulta porgograficao. Il capo si incazza ed io casco dalle nuvole. Breve indagine e il risultato è che siamo finiti in una black list.
si va bene, ma come?
Semplice. Sul nostro server ci sono i file di altri siti, tra cui quelli di un vecchio progetto il cui acronimo coincideva malamete con una nota pratica sessuale. Il rpgetto invece era serissimo, finanziato dall’Unione Europea. Evidentemente il robot che la secure computing ha trovato un bel pò di occorrenze con quel termine e ha decretato. “Pervertiti”.
Il danno arrecato è notevole. Un “errore giudiziario” commesso da un’azienda che non si capisce con quale diritto classifichi i siti in categorie che sotto il profilo morale danneggiano l’immagine e rischiano di far perdere opportunità di lavoro.
Ora vediamo quanto tempo ci mettono i guardiani della morale del web a riparare il danno.
Intanto invoco l’aiuto degli esperti dei search engine per sapere il nome del robottino di smartfilter per cercare di impedigli l’indicizzazione dei miei siti.
Aderite alla campagna promossa da Bing Boing e piazzate l’immagine del David (particolare)

powered by performancing firefox

powered by performancing firefox