E’ un dato di fatto che le PMI hanno maggiori difficoltà nella comunicaizone aziendale.
A parte i costi che sono elevati,  c’è anche un problema di cultura e di organizzazione.
Se parliamo di PMI, tecnicamente, parliamo di imprese con al massimo 250 dipendenti. Di fatto e grossolonamente possiamo dire l’ 80% ha qualche decina di persone al lavoro e il 20% è di dimensioni maggiori. In genere di natura familiare o comunque dirette dai soci fondatori e prive di management non hanno nessuna cultura in materia di comunicazione e marketing.
Mancano i mezzi per fare marketing strategico e quindi quando si tenta di fare quello operativo, chi deve comunicare, si trova senza bussola, senza linee direttive.
Fedeli alla linea ma linea non c’è.
Ma andiamo sul pratico. Relazioni esterne e web.
Chi se ne occupa deve pubblicare comunicati stampa e aggiornare il  sito e cercare di innescare la comunicazione in rete con tutti i soggetti sensibili al proprio mercato.
La materia prima di questa comunicazione, se non si vogliono riempire pagine e pagine di aggettivi e neologismi senza senso (tipo soluzione integrata, leader del mercato, orientato agli obbiettivi, etc…) arriva dalla comunicazione interna. Il messaggio sta li.
Eventi, riunioni, idee e soluzioni a problemi anche piccoli che risolti nel quotidiano fanno andare avanti l’azienda. Una strategia in fieri, diciamo. Un markeitng strategico istantanteo basato sul fiuto e sul lavoro quotidiano. Questo bisogna saper raccontare di un’azienda piccola.
E per farlo la comunicazione interna deve funzionare. Può sembrar strano ma succede spessisimo. Oberati di lavoro e sempre con le scadenze alle costole due persone vicine di stanza non conoscono l’agenda l’uno dell’altro, i risultati di riunioni  e incontri. Eppure sulla base di queste informazioni, questi individui, risponderanno alle domande che il lavoro gli pone.
Bisognerebbe condividere queste informazioni, migliorando la comunicazione interna. Solo così chi si occupa di comunicazione può conoscere (interpretarla) la strategia che c’è a monte e scegliere il registro e gli strumenti migliori per raggiungere renderla concreta. Quindi largo a strumenti di condivisione del lavoro, intranet e macchinette del caffè nel corridoio.
Ma non basta. Non basta  solo la condivisione materiale delle informazioni (quante volte una intranet è solo un inutile nuovo oggetto da impare ad usare). Ci vuole un certo grado di “simpatia”. La figura di chi deve comunicare l’azienda, meglio se gli venisse chiesto di “raccontare” l’azienda, dovrebbe partecipare a tutte le riunioni di progetto, osservare, capire. Dovrebbe diventare una figura nota a chi si occupa del progetto. Fare parte del team (direbbero i suoi colleghi, sono entrato a far parte del gruppo di lavoro con Alberto e Mario, racconterebbe lui). Solo così ogni sua richiesta verrà percepita come necesaria al progetto è il flusso delle comunicazione dopo un sapiente innesco si alimenterebbe da solo con enorme beneficio in termini di creatività, efficacia ed efficienza.
Troppo spesso invece, la figura di chi comunica è isolata in una funzione. Fa il giro delle sette chiese e manda e – mail chiedendo informazioni e collaborazione ma il tutto risulta  estraneo al lavoro di ognuno di quei soggetti che sono la fonte primaria dell’informazione.
E’ per questo che la comunicazione nelle piccole e medie imprese è raramente originale e finisce per scimmiottare quella dei big, il linguaggio  è uniformato e pubblicitario, i risultati scarsi.
Non si trova la materia prima all’interno si cerca all’esterno imitando malamente.
Tutto qui. 

powered by performancing firefox

powered by performancing firefox

powered by performancing firefox

powered by performancing firefox