E’ un po che rifletto su Google e sullo straordinario eiaculare di applicazioni. Google fa notizia almeno una volta al mese e ho perso il conto delle applicazioni che ha rilasciato.

Google Heart, Google maps, Google page, Google mail, Google spreadsheet, Google book search, Google base, Google picasa, Google writely, Google blogger, Google desktop, Google bookmark, Google calendar, Google groups, Google talk, Google language tools, Google notebook, orkut, Google reader, Google personalized home, Google sketch up, Google transit, Google trends, Google video, Google web toolkit e non sono tutti ovviamnte.

Google fa notizia e tutti si buttano a studiare la strategia. Sta attancando Microsoft?, direi di si, sta cercando di portargli via il dominio delle suite office?, direi di si, intende diventare il monopolista del software applicativo? E’ plausibile.

L’idea di fondo è quella di alleggerire l’onere di gestire un personal computer all’utente finale. Realizzare la filosofia riassunta in uno slogan della Sun: “Network is computing”. Una ulteriore rivoluzione fondata sull’usabilità. Come Microsoft ha saputo scippare l’idea alla Apple e ha fornito un’interfaccia intuitiva per far usare il personal computer al maggior numero di persone possibile, così Google mira a creare un ambiente digitale dove non si “salva niente”, tutto si cerca nel linguaggio più naturale possibile ma soprattutto si è al riparo dal disastro, dalla perdita di dati. Niente antivirus, niente crash degli hard disks, niente faticosi, complicati, noiosi e soprattutto lenti back up, niente o scarsa classificazione dei file, loro denominazione, versioning.

Custodisce tutto Google, Archivia tutto Google, ritrova tutto Google.

Quanti si rendono conto del potere che un simile scenario mette nelle mani di una compagnia privata? non parlo solo di privacy o spionaggio industriale ma di potere contrattuale, capacità di estrarre informazioni dai dati, sapere dalle informazioni e quindi prevedere, architettare, sfruttare vantaggi oppure ostacolare, oscurare. un potere che va oltre la persuasione della televisione, un potere straordinario. Google sta diventanto la banca mondiale dei dati, il tycoon mondiale dell’informazione, il laboratorio mondiale del sapere.

Sono un fan dei servizi di Google e da quando usao Google Desktop sono rfiorito. Salvo a caso nel Pc, intanto ritrovo tutto ma l’idea di mettere tutto il mio lavoro, i miei contatti sociali nelle mani della memoria di massa di qualcun altro mi fa pensare che gli sto consegnando la vita, il mio passato e quindi il mio futuro.

Contro Microsoft si è sempre scagliato ogni utente della rete ed il governo americano ha cercato di affievolire la sua posizione dominante. E Google? E’ già così indipsensabile che non gli si può chiedere un po più di trasparenza? La sua immagine low profile e popolata di pupazzetti e colori ne fa una minaccia meno seria? Non sarebbe il caso di cominciare a pensare alla sua futura posizione dominante?

Page e Brin hanno una faccia da ragazzini che rende la storia ancor più inquietante. Due facce d’angelo pericolose come lo sono i potenti della terra. Sembrano personaggi usciti da un libro di Stephen King o da un film di Hitchcock.

Certo a nessuno è impedito di sviluppare servizi analoghi e popolare la rete di un pluralismo che dovrebbe garantire eguali e diverse opportunità di accesso ai servizi e al software ma il problema è che quelli di Google sono bravi; che il motore di ricerca funziona meglio e che i programmi che sfornano sono i milgiori e i più semplici da usare. Raggiungere lo stesso livello qualitativo è probabilmente utopia.

C’è di più. Qualasiasi applicazione migliore sviluppata da qualsiasi genietto del software loro se la comprano con la facilità con cui noi compriamo un gelato.

Non sarebbe ora che si rivendicasse l’apertura del codice? Non si tratta di teoria da esproprio proletario ma di una condizione necessaria per lo sviluppo democratico della rete e delle economie. Si, un pò comunista può apparire se è vero che il comunismo sosteneva l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzine ed il software e la connettevità sono mezzi di produzione ma io la vedo più in chiave liberale. Eguale accesso a tutti alle pari oportunità. Zero monopolio. E il monopolio non lo abbatti per legge. Pubblichi il codice.

E’ lo stesso problema che si pone per il governo della parte fisica della rete. L’ICANN, i backbones. Solo che qui non si può aprire alcunchè. Ci vuole una buona dose di politica.

Uno dei miti che si sono consolidati negli anni del boom di internet è quello della possibilità per chiunque di aggirare qualsiasi blocco della rete. ARPANET è nata dal geni militare USA con quello scopo. In caso di attacco avere a disposizione una infrastruttura di comunicazione che non fosse pregiudicabile.

Ma allo stato dell’arte tutto ciò è e resta un mito.

Ad internet, il cittadino comune non ci si collega se chi ha in manoil rubinetto lo chiude o filtra le dorsali della comunicazione, facendo passare i dati goccia a goccia.

Un governo mondiale della rete non esiste e nemmeno un dibattito esteso sulla questione. Eppure ci vorrebbe. Se non il codice almeno bisongerebbe aprire il dibattito e farlo scendere a livello della gente comune. In maniera semplice ma facendone capire l’importanza per tutti, dal programmatore allo spazzino.

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