E’ un’idea che ho da un po di tempo e che stasera mi ha ricordato questo post sul Nova Blog.

L’idea cioè che i wordprecessor prima, il multitasking poi, la rete sempre di più in futuro hanno avuto e d avranno un impatto straordinario sulla scrittura.

Oltre che sui tempi di elaborazione di un pensiero e la sua traformazione in testo anche sulla semplice facoltà di mettere le parole una dietro l’altra.

Se da un lato ha liberato lo scrittore, anzi lo scrivente, dalla schiavitù delle correzioni, permettendogli di riversare tonnellate di parole a piede libero per poi ritornarci su tagliare e cucire senza creare il caos sulla pagina, dall’altra ha aperto al pensiero infinite porte e mondi rendendolo sempre più liquido e instabile.

Distrazioni e ipertestualità conclamata influenzano pesantemente le conclusioni alle quali si era pensati di arivare accingendosi a scrivere.

In poche parole, volevo dire una cosa e alla fine della pagine ne ho detta un’altra, anzi , altre quattro. Ho creato un discorso perdendone però in parte il controllo.

E’ un bene o un male? E’ un arricchimento o un condizionamento?

Il wordprocessor è uno strumento attraverso il quale produttori di conteunti su i nuovi media esercitano una sorta di potere persuasivo?

E’ una provocazione naturalmente. Dipende da chi legge, usa la rete e i wordprocessor. Dipende dalla sua educazione ad un nuovo linguaggio dalle infinite potenzialità espressive e dall’enorme dotazione di strumenti che oggi ha a disposizione per confezionare il messaggio.

Tuttavia il timore che cotanta potenza finisca per produrre un pensiero debole ma con un’eco così assordante da farlo sembrare forte c’è. E il wordprocessor una qualche responsabilità ce l’ha. O meglio ce l’abbiamo noi che facciamo comunicazione e utilizziamo gli strumenti senza pensarci troppo su.

L’idea di un wordprecessor che riproduca la vecchia analogica macchina da scrivere non è del tutto peregrina. Quanto meno per gli amanti della scrittura sarebbe un bel gioco. una sfida. Scrivere un pezzo con un colpo solo in canna. Come i duelli ottocenteschi, cpme nel far west. Ci si potrebbe fare un torneo. Una jam session della scrittura. Il Jazz word festival.

Appena esce il software se trovano qualcuno che lo sviluppano lo installo. Anzi se qualche jeek è in ascolto e può sviluppare un editor on line senza che si possa utilizzare il canc ma che permetta solo correzioni visibili, si faccia vivo. Lanciamo il Word Jazz Festival. N° correzioni + tempo impiegato per scrivere il pezzo rapportato alla sua lunghezza determian il punteggio base. ùaggiungiamoci i voti dei lettori e avremo il vincitore.

Per esperienza personale, posso assicurare che la creatività ne gioverebbe. 9 volte su 10 quando devo scrivere un testo e decido di farlo razionalmente, buttando giù scalette, bullet point e tutto l’armamentario del web writing professionale partorisco solo testi in un orrendo linguaggio aziendalese.

Butto tutto e ricomincio d’accapo. Mi dò all’ozio letterario pù sfrenato, leggo in giro e annoto raramente qualcosa sulla carta, più che altro per placare i sensi di colpa e l’ansia da peridta di informazione fondamentale. Registro nel subconscio; mi alzo, mi faccio un caffè, vado in bagno, esco, mi accendo una sigaretta e dopo la prima boccata soffio via una bella nuvola di fumo. Mi siedo, digito ctrl + N e parto a scrivere senza rete di protezione.

9 volte su 10 devo spostare al massimo un paio di periodi, limare qualche parola e aggingere al punteggiatura. Come ho fatto con questo post.

9 volte su 10 sono i testi che pubblico.

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