In questi giorni di silenzio assoluto ho riflettuto nel sub conscio. Su che cosa?. Sulla scrittura, in generale, sulla scrittura in aizenda.

Terminata la fase di information architecture di un sito, in attesa del codice sviluppato, ripianificato scadenze e ottimizzaizone dei siti è arrivato il tempo delle parole. Odi et amo scrivere per un’azienda. Mi piace perchè mi paice la parola, l’idea di riuscire a cavare fuori la voce e lo stile di un gruppo di persone che lavorano per un obbiettivo comune, mi dispiace perchè è un lavoro da alchimista, difficilemte governabile, che richiede ozio letterario e impone orari impossibili, occupa il cervello a tutte le ore.

Ma soprattutto perchè ti fa fare i conti con te stesso, con il tuo linguaggio e con tutte le incrostazioni di aziendalese e markettese che nonostante io ripudi, combatta e cerchi di sopprimere, te le ritrovi in tutti gli angoli del cervello.

Subdole, le incrostazioni, perchè ti aggrediscono quando sei stanco, hai fretta perchè il tempo stringe e le cose che fa la tua azienda non sono bulloni o gelati ma ricerca e conoscenza. Magari pure ad un certo livello, insinuata tra università, tecnologie, filosofie.

E allora ti ritrovi a dover comunicare la scienza, al mercato, ai clienti, algi utenti, ai committenti e non è per niente semplice.

Lo fai per professione e ci si aspetterebbe che ti venga naturale. Non è così.

Ci vuole pazienza ed è necessario sfogarsi ad ogni pìè sospinto, mettere da parte tutti i progetti ai quali stai lavorando e leggere tantissimo. 70% documenti di progetto aziendali, 20% narrativa, attualità, blog (pulsatilla), 5% video e pubblicità, 5% concorrenza.

Questa la ricetta che sto provando con un discreto successo. Ma va migliorata.

Technorati :