Caro Beppe, non è la prima volta che ti sento lanciare strali sulla televisione digitale terrestre e così com'è, la cosa, va anche bene. C'è un ma. Come tante cose italiane, andrebbe rivista, in se e per se, però,  la tencologia DVTB, non sarebbe tanto male.

Mette a disposizione tante delle potenzialità di internet in maniera semplice e, soprattutto, alla quasi totalità delle persone. 1 televisore a testa ce l'hanno tutti. Con il canale  di ritorno e la banda larga, necessaria anche per internet, la TV diventa un'altro monitor sul quale consultare i siti e procurarsi informazione libera. Il problema non è la tecnologia, quindi ma le "duesorelle" e la situazione di monopolio assoluto dei canali televisivi che si regge sul sistema delle concessioni.

Poche sono le aziende che forniscono applicazioni per la TV digitale e poche resteranno fino a quando, l'unico cliente, sostanzialmente è lo stato e 1 gruppo di TV commercilali. Oggi sono addirittura la stessa cosa.

Senza pluralismo a farsi benedire non è solo l'informaizone libera ma tutto un settore economico che darebbe invece lavoro ed innovazione.

Esistono iniziative per il software libero anche nel campo della TV digitale terrestre (java.tv e linux.tv, tra le altre) solo che per aver accesso ai "canali" bisogna sborsare un sacco di soldi e quand'anche facessimo una bella colletta, il "padrone" che di soldi non ne ha pressante bisogno può decidere comunque di non farti entrare.

L’economia dell’accesso (J. Rifkin per capirci), riguarda oggi tuttti i media e non solo internet. Web radio, televisioni di strada sono tutti fenomeni dal basso che non riescono ad emergere perchè il diritto in materia è vecchio e ci tiene a restare tale per difendere gli interessi consolidati di chi lo ha fino ad oggi interpretato ad arte e addirittura lo scrive. Aggiungiamoci problemi di usabilità e barriere culturali all'adozioni e di nuove modalità di fruizione dei contenuti televisivi.

Bisognerebbe dare spazio anche a queste tematiche per creare un movimento di opinione che chieda a gran voce la libertà di esprimersi in TV con i propri mezzi senza avere a fianco Maurizio Costanzo o “suo marito”, Bruno Vespa o il suo padrone e via discorrendo. Il regime concessorio (orribile sto neologismo) aveva un senso quando nell'etere ci passava un numero ristretto di canali ma oggi, grazie alla TV digitale i canali possono aumentare da 4 a 6 volte. La DTT in questo senso aiuterebbe le tue proposte per l'informazione libera.

Il problema oggi è come riempirli, i canali che in più che la DTT offre. Allo stato attuale vengono praticamente duplicati quelli già disponibili sulla TV generalista, il che non sembra un colpo di genio. Le funzionalità dei decoder e nuove applicazioni potrebbero permettere una gestione dei palinsesti fatta direttamente dalgi utenti e non dai produttori TV. Palinsesti personalizzati ed integrati anche con altri contenuti reperiti sul web attraverso il canale adsl che ormai è disponibile su tutti i decoder.

Oggi quel canale è chiamato di "ritorno" perchè deve essere sfruttato per permettere algi utenti di interagire con i programmi e sporattutto di "acquistare", gurda un pò potrebbe essere utilizzato aanche come canale di "andata" per rovesciare nei salotti degli italiani immagini, testi e suoni che abbiano un senso e permettergli di intergire con chi "trasmette".

L'educazione ai nuovi linguaggi dei nuovi media è un'altra variabile critica. La DTT e internet (i blog in particolare) sono portatori di un nuovo modello di comunicazione. non più broadcast ovvero costanzo parla ed io sul divano ascolto o cambio canale ma narrowcast, ovvero Costanzo cerca di parlare e io prima di cambiare lo posso mandare a quel paese. 

La TV digitale terrestre potrebbe essere un'occasione di libertà se solo qualcuno si impegnasse per chiederla questa benedetta libertà. Purtroppo la sinistra anche in questo caso non è che spenda il massimo dello sforzo e della creatività anzi. La prima notizia che mi ricordo da quando Petruccioli è presidente del CDA RAi è Pippo Baudo che torna a condurre Domenica In. Che innovazione!

Il conflitto di interessi fail resto.