Alla vigilia dello IA Summit in Canada, si è svolto a Stoccarda L’ Euroblog 2006: International Research Symposium, organizzato da Eurprera (European Public Relations Education and Research Association).

Sul sito ufficiale dell’evento sono disponibili le presentazioni dei relatori. Numerosi gli interventi sul podcasting, peccato che di podcast nemmeno l’ombra.

Comunque da segnalare ci sono i risultati del primo European survey on weblogs in Public Relations and Communication Management che offre alcuni spunti interessanti: Familiarità degli utenti con i blog, dati sull’utilizzo, linee guida per il blogging per i PR.

Il campione intervistato è composto da professionisti delle PR in maggioranza sotto i 40 anni al lavoro in piccole imprese. Ne emerge un quadro neutro del fenomeno. La maggioranza conosce i blog e li legge occasionalmente ma solo un terzo con una frequenza settimanale. Tranne che per un nucleo di utenti esperti pochi ancora seguono i blogs utilizzando gli RSS feed. Tra le tipologie di blog monitorate in testa ci sono i blog tematici, seguiti dal gionrnalismo e da quelli che parlano di PR. Se i PR leggono a fatica, scrivono ancora meno. Il 19% del campione è un blogger e e due terzi di qusti pionieri scrive sul blog ufficiale della propria azienda. Interessante il dato sui blog dedicati ai progetti usati internamente e quelli degli impiegati. sono il 49%. A mantenere il blog è solitamente lo stesso autore, pochi ricorrono ad un professionista interno (diciamo un ghost writer), quasi nessuno a una agengica esterna o a un free lance. Se è vero che le aziende ancora vedono un minaccia nei blog e sono impaurite dall’apertura e dal cambio culturale che impongono la cosa appare ovvia. La stori ha comunque un lieto fine. Pare che il 42% degli intervistati che ancora non l’hanno fatto volgia aprire un blog nei prossimi sei mesi. Spero leggano questo post e cerchino aiuto in un professionista, consulente. Come al solito la ragione principale per cui ancora non si investe sul blogging è la scarsa comprensione dei vantaggi che se ne possono ottenere. Il fatidico ROI. Pesa abbastanza anche la scarsa capacità personale di usare strumenti per il content management e a scirvere, meno il budget. E questo farebbe ben sperare. L’impossibilità di controllare i contenuti, le difficoltà ad integrare il blog nelle strategie della comunicazione e la fantasia per trovare idee per i post gioralieri rafforzano i limiti ad una diffusione massiccia del blog in azienda.

Oltre a questa ricerca sul sito ci sono altri materiali interessanti che non appena avrò il tempo di spluciare sarò lieto di commentare con chiunque.