Non sono passati due giorni dall’intervista rilasciata alla rubrica del TG3 scenari da Massimo Marchiori, nella quale, il prof. del MIT di Boston, dell’Università di Venezia nonchè “compagno di stanza” di Tim Benrers Lee al W3C, nonchè inventore per stessa ammissione di Brin e Page dell’algoritmo che fa funzionare Google, definiva  i motori di ricerca delle “scatole nere,” riferendosi alla questione dei click fraudolenti che contribuiscono a generare i ricavi in crescita del search engine marketing.

La questione non è nuova e se ne dibatteva già da tempo. A sollevare la questine fu Joe Holcomb circa un anno fa . (prontamente segnalato in casa Lupi) Ma fino ad oggi era pura teoria, denuncia.

Oggi è arrivata la notizia di 90 milioni di dollari di multa comminati ai ragazzi di Mountain View per aver “chiuso” gli occhi sull’attività di frenetico cliccaggio di alcune aziende che per penalizzare la concorrenza, usavano il trucchetto per protare i prezzi (bid) di alcune parole chiave alle stelle. Quindi qualche certezza in più c’è.

Sempre Marchiori faceva cenno alle tecnologie, che esistono, per rendere trasparenti i motiri di ricerca. Forse avranno un futuro. Specie se le altre cause intentate per lo stesso motivo dovessero risolversi allo stesso modo.

Un po di trasparenza non dovrebbe far male al mercato del search engine marketing e ad internet in generale.