Il bello dei blog è che con pochi click possono ditribuire contenuti sulla rete a budget zero. A chi si occupa delle strategie di comunicazione, specie nelle PMI, dovrebbe accendersi una lampadina, a qusto punto. “Conversare con i mercati” e non fare pubblicità, sarà, e gli scettici dicano quello che vogliono, di nuovo una strategia vincente. In fondo lo è sempre stata e lo è tutt’ora in tutti quei mercati, compresi quelli rionali, dove il venditore inveisce contro il governo, chiede dei pupi, maledice l’arbitro e riempie un bel sacchetto di mele, “quelle della Val venosta, signora, mia moglie gliele ha tenute apposta per lei” o nei salotti buoni della bassa finanza italiana.

Se il mercato si apre, però, bisogna uralre più forte. Se un responsabile del marketing di una PMI c’ha un blog gli serve un bel aggregatore di feed. Ci si registra e se si viene accettati la nostra voce finisce accanto a quella dei competiro con un click.

Su Technorati sii può sentire il brusio di 29 milioni di blog e 2 miliardi post ma di aggregatori è tutto un fiorire sulla rete. Uno italiano e appena nato è riassunto+

Riassunto, il raccoglitore delle notizie della rete!

Ovvio non ha i numeri di technorati ma data la semplicità nel registrarsi e l’efficienza del supporto si può sperare che cresca. Più cresce più la nostra comunicazione aumenta di valore.

A differenza dei siti aziendali (brochureware) che ricordano più una comunicazione boroadcast e che creano una rete che cresce in linea retta (legge di Sarnoff), e i siti più interattivo come quelli del commercio elettronico che hanno una crescita quadratica (legge di Metcalfe) gli aggregatori servono a disegnare una geografia degli interessi sparsi nella miriade di comunità dei blogger e classificata dal basso grazie ai tag. Da un punto di vista del marketing il loro valore si fonda sulla legge di Reed. Cresce cioè sponenzialmente.

Perchè non usarli?